Di cani e di umani

by lacapa

Io ho un cane, e sarei propensa a credere che sia il cane più bello del mondo, se non fosse che ogni proprietario di cane sostiene che il suo sia il più bello del mondo.
Cane è giusto un filino [più di dieci chili] in sovrappeso, è dolcissima ed è una fiera beagle di cinque anni.

Cane è innamorata di Zucchero, un avvenente labrador di un anno che abita nel palazzo di fronte al nostro. Cane è una vera e propria lady, sicché si fa desiderare.

Quando la porto fuori, lei mi tira con veemenza fin sotto le finestre del suo amato e gravita attorno a quel portone, in attesa che lui esca a fare una passeggiatina con Palestrato, il fascinoso giovane padrone di Zucchero.

Cane e Zucchero si guardano e cominciano a scodinzolare, da lontano. Poi Zucchero apre la bocca, tira fuori la lingua e comincia la sua corsa disperata verso Cane che, nel frattempo, s’è seduta aspettando con sguardo distratto.

Zucchero e Cane si salutano calorosamente. Cane, generalmente molto schiva e schizzinosa, si lascia leccare e rincorrere salvo poi, dopo qualche minuto di gioco, voltarsi e prendere il largo, lasciando il povero Zucchero a muso asciutto.

Zucchero non si rassegna, costringe Palestrato a seguire me e Cane finché non ci raggiunge. Cane, visibilmente lusingata, scodinzola ma non lo guarda in faccia, si lascia distrarre dalle automobili che passano e dalle massaie che tornano a casa con la busta della spesa.
Zucchero comincia a lamentarsi, languidamente. Palestrato ride, io rido, Cane non si lascia muovere a tenerezza e, anzi, si avvicina a Palestrato e ne richiede le carezze, suscitanto lo stupore dell’interdetto amato, nel frattempo consolato dalle attenzioni della sottoscritta.

Io mi annoio in fretta, saluto Palestrato e Zucchero e torno a casa, seguita da una Cane trotterellante.
Rientrata in casa, Cane si piazza davanti all’uscio e ascolta i movimenti che vengono da fuori. Ogni tanto, piange.

Pene d’amore, si capisce.

Io e DearLowe ne parlavamo, tempo fa. Ammiravamo la capacità di Cane di comportarsi in maniera così umana, invidiavamo la sua calcolata spontaneità e le sue tattiche di conquista.
E pensavamo a Zucchero, che si consuma al balcone, canide Giulietta di shakespeariana memoria.

E’ tutto così semplice, per loro. Tutto così lineare.

Ci chiedevamo, io e DearLowe, perché per noi non potesse essere lo stesso.

Non siamo riuscite a darci una risposta.