Il valore di una parrucca

by lacapa

Quand’ero piccola, andare dal parrucchiere era una tragedia per me.
Avevo questo mazzo di capelli ricci e annodati, assurdamente intrattabili, tremendamente ribelli, pannosamente gonfi e odiosamente brutti. Tutte le mie compagne di classe avevano degli splendidi boccoli, o dei rittissimi caschetti di spaghetti, e io… Fiori di zucca.

Ero convinta che i miei capelli fossero così disgustosi poiché di una lunghezza indefinita. Non corti, ma nemmeno lunghi.
Madre, insensibile cultrice dei millimetri, mi trascinava dall’amica parrucchiera ogni tre mesi. E io piangevo, piangevo. Non ne volevo sapere di vedere forbici e phon.

Una volta, avrò avuto sei anni al massimo, ero talmente sconvolta dal taglio imminente che vomitai il pranzo al centro del salone della novella Edward Scissorhands. Mia madre divenne rossa rossa rossa, pretese di pulire tutto, pagò per servigi di cui non avevamo usufruito e trascinò in strada una me un po’ smunta ma felice.
Non tornammo mai più in quel posto, mai più.

I cinque anni delle elementari furono un dramma continuo. Le maestre, quando mi vedevano un po’ abbattuta, sapevano già che quel pomeriggio sarei dovuta andare a potare i fiori di zucca.

Un mese prima della mia prima comunione, puntuale come un orologio svizzero, Madre mi portò dal giardiniere. Taglia che taglia, sembravo un maschio. Il giorno della cerimonia mi sentivo una palla: vestita di bianco, un po’ in carne, la faccia tonda e un casco di banane rachitiche in testa.

Adesso, andare dal parrucchiere è una tragedia per il malcapitato professionista designato.

Per essermi spinta al punto da optare per una tosatura, i fiori di zucca devono proprio aver raggiunto livelli di incommensurabile odiosità.
Fortuna che, circa un anno fa, ho trovato la mia donna di fiducia. Ha un salone in centro, distaccamento di una grande catena. Lei è simpatica, la sua equipe è simpatica, le sue mani stanno simpatiche ai miei capelli.
Ogni volta, esco da quel posto rinata. Mi sento un’altra donna, con una piega impeccabile e da urlo.

Nell’ultima occasione, lei mi ha detto che, quando sarei tornata, mi avrebbe fotografata prima e dopo, portandomi come esempio dei suoi lavori meglio riusciti. La mia faccia col suo stile rendono abbastanza bene, a quanto pare.

Costei ha un solo problema: i prezzi. Con un servizio completo da lei, potrei mettere il pieno alla macchina.

In tempi bui come questi, non mi è sembrato affatto il caso di spendere un capitale per dare una spuntatina alle piante, così ho interpellato la crudele Madre.

Io: << Madre, non ho soldi. >>
Madre: << Sei in buona compagnia. >>
Io: << Madre, se scavo tra i miei capelli trovo un tesoro. Li devo tagliare. >>
Madre: << Ancora non abbiamo comprato il tagliaerba. >>
Io: << Madre, mi serve un bravo conciatore di pelli di pecora che si faccia pagare poco. >>
Madre: << Quello dove vado io è bravo. >>
Io: << Madre, non mi fido. >>
Madre: << Se vai da lui, pago io. >>
Io: << Lui andrà benissimo. >>

Oggi pomeriggio mi sono presentata dall’uomo di fiducia di mia madre. Il salone era vuoto. Avrei dovuto insospettirmi.
Acchiappo il catalogo con le foto delle modelle imbellettate di fresco e scelgo una pettinatura stra-figa alla  Halle Berry in Cat Woman.

UomoDiFiducia mi guarda.

UomoDiFiducia: << Perfetto. Tu e la modella vi somigliate, se il taglio sta bene a lei, starà bene anche a te! >>

Ora, tralasciate la cazzata di io che somiglio ad Halle Berry in Cat Woman e soffermatevi su "se il taglio sta bene a lei, starà bene anche a te!".

Il tipo che ha fatto i capelli ad Halle Berry, certamente non è UomoDiFiducia.

Amputava e pareva soffrisse.

UomoDiFiducia: << Ma perché un taglio corto? Hai dei boccoli così belli! >>
UomoDiFiducia: << Cara, soffro per te. Uhhhhh, che ciocca corposa. >>
UomoDiFiducia: << Perché questa decisione improvvisa? Sei impulsiva tu? Scommetto che ti sei svegliata stamattina e hai deciso di tagliare tutto. >>
UomoDiFiducia: << Questi capelli sono così nutriti, hai mai usato prodotti? >>

Più la pettinatura prendeva forma, più io sopprimevo una risata.
Sono passata dall’essere Madonna in "Like a virgin", alla puttanesca Rizzo di "Grease", a uno spettinato Jon Bon Jovi dei primi anni ’80, fino ad arrivare ad essere una Joan Jett dei poveri della fine dello stesso decennio. Per qualche istante, ho pensato di somigliare anche al David Bowie del bel mezzo della sua carriera.

E’ proprio vero: non si esce vivi dagli anni Ottanta, però all’UomoDiFiducia nessuno l’ha mai detto.

Domani conto di andare all’Università col casco in testa e stasera, all’Ostello, mi presento con una carinissima coppola in stile The-Sicilian-Clan.

E’ un incubo d’infanzia che torna a tormentarmi: la capa de LaCapa è cotonata!