Settembre non ti conosco

by lacapa

Ché i post sono divertenti quando sono allegra. Quando sono così triste, neanche scrivere mi aiuta.
Colleghi blogger milanesi, lettori milanesi, passanti milanesi, la vostra città sta per portarmi via una persona splendida. La cosa non mi piace.
La cosa non mi rende felice.

Dearfriend Ballerina ed io, se le cose non fossero andate come sono andate, non saremmo mai state amiche.

Tre anni fa, quando ho cambiato classe a causa del sovraffollamento della mia scuola, sono arrivata in ritardo il primo giorno di lezione. Io e Miamiglioreamica non avevamo pensato agli orari, quel dì. Siamo finite al primo banco al centro dell’aula, scrutate con occhi curiosi da venticinque persone sconosciute.

Dearfriend Ballerina, DearLowe, Dearfriend Porno e Dearfriend Bellissima erano tra queste.

Neanche una settimana dopo l’inizio, capitò che dovessi andare in bagno. Non avete idea di quanto riescono ad essere lerci i servizi di una scuola pubblica. La mia aula stava al terzo piano, tra l’altro, noto per l’inefficienza delle pulizie.

Sono entrata nell’anticamera e mi trovo davanti, seduta per terra, Dearfriend Ballerina. Piangeva, sembrava disperata.

Nonostante lo sporco e la non-conoscenza con lei, ho preso posto alla sua destra e l’ho ascoltata mentre mi spiegava la sua vita, tra un singhiozzo e l’altro. Mi ha raccontato le sue debolezze, i suoi punti di forza, le sue insicurezze e le sue paure. Alla fine, mi ha chiesto di non giudicarla.

<< Non ti posso giudicare >> le risposi, << non ti conosco abbastanza. >>

E così fu. Non la giudicai e non raccontai mai a nessuno ciò che mi disse su quel pavimento vergognosamente lurido.

Se mi avessero detto quel giorno che oggi avrei scritto una roba come quella che sto scrivendo, mi sarei messa a ridere e non ci avrei mai creduto.
Se mi avessero detto quel giorno che lei sarebbe finita a far parte così profondamente della mia vita, sarei rimasta incredula con la bocca aperta.
Se mi avessero detto quel giorno che sarei arrivata a conoscerla tanto da capirla anche con uno sguardo, avrei esposto le ragioni per le quali una cosa del genere sarebbe stata impossibile.
Se mi avessero detto quel giorno che Dearfriend Ballerina sarebbe diventata la sola che comprende i miei stati d’animo con un’occhiata, avrei smesso di ascoltare le parole dell’interlocutore.

Invece:

Lei: << LaCapa… Oggi hai una luce strana. Che è successo? >>

oppure

Lei: << LaCapa… Fatti guardare in faccia! Ecco. Ho capito. >>

Il guaio è che era successo sul serio qualcosa, e che aveva realmente capito la situazione.

Chissà se se lo ricorda, lei, quando abbiamo saltato l’ora d’inglese chiudendoci nel bagno dei ragazzi, sentendone alcuni fare la pipì e uscire rigorosamente senza lavarsi le mani. Chissà se si ricorda quelle risate.

Chissà se se le ricorda, lei, le prime volte che saltavamo su Freccia, il mio motorino, e andavamo a fare colazione in quel bar per fighetti, saltando le prime due ore d’inglese di sabato, ché tanto la prof l’appello non lo faceva mai e noi si entrava a scuola dall’ingresso sul retro, quello della palestra.

Chissà se se la ricorda, lei, quella telefonata con FanciulloAtteso, due anni fa. Lei e lui s’erano conosciuti in vacanza. Lei catanese. Lui di Milano. S’erano piaciuti subito e salutarsi era stata una tragedia.
Eravamo al mare insieme, quando lui le chiamò. Parlarono un po’, chiusero la conversazione e lei era giù, perché FanciulloAtteso era troppo perfetto e stava a Milano.
Chissà se lei l’avrebbe mai creduto che, a settecento giorni di distanza, avrebbero continuato ad essere innamorati l’uno dell’altra e che, grazie al sogno del design, avrebbero finalmente abitato nella stessa città.

Anche se, forse, la formula giusta sarebbe: chissà se se le dimenticherà mai tutte le cose che abbiamo vissuto assieme…

Io credo di no.