Cuore in gola

by lacapa

Mi ritrovo a chiedermi se sono veramente decisa come a lungo ho voluto far credere. Mi ritrovo a domandarmi se la sicurezza ostentata nel prendere alcune decisioni non fosse unicamente una maschera atta a nascondere l’incertezza delle fondamenta sulle quali le basavo. Mi ritrovo a sperare di essere più forte di quanto in realtà io non sia mai stata.

Mi ritrovo a confrontarmi con altre persone e a sentirmi spiccatamente inferiore rispetto a queste. Mi ritrovo terrorizzata ed impaziente, elettrizzata e disperata. Mi ritrovo per terra, carponi, cercando con affanno una fiducia in me stessa che ho perso per strada e che non sembro essere in grado di scovare ancora.

Mi ritrovo con i piedi immersi nella sabbia, con le onde che ci passano sopra e mi affondano ancora di più, incapace di tirarmi fuori, pur rendendomi conto che, prima o poi, scendendo scendendo, morirò affogata. Mi ritrovo insoddisfatta e sfatta, sciatta.

Mi ritrovo indecentemente barricata dietro mura del pianto, diventate per l’occasione mura del riso finto e della fasulla felicità, rese solide da una calcina impastata di illusioni e auto-ammutinamenti. Mi ritrovo ad aver scordato le mie ambizioni, avendole sacrificate all’altare del non-amor-proprio.

Mi ritrovo con un libro di millequattrocento pagine quasi finito in un paio di giorni, perché di notte non riesco a dormire, e rimango sveglia fino alle sei a leggere e a pensare. E il silenzio di casa, quando tutti dormono, rende assordante lo scrosciare delle mie inutili riflessioni che, come pioggia, s’infrangono sul vetro opaco dei miei occhi.

Mi ritrovo nuovamente senza unghie. Ero riuscita a non mangiarle per un po’, ma adesso ho ripreso a divorarle come fossero il pasto più ambito della giornata. Mi ritrovo sanguinolenta dentro e sana e contenta fuori, ché tanto non se ne accorge nessuno.

Mi ritrovo a tentare di colmare lacune che non si riempiono da anni, lacune che si sono accresciute con il tempo e che sono ormai delle voragini. Mi ritrovo a pregarmi da sola affinché io apra quei testi scolastici e mi metta a studiare, perché entrare alla Superiore significa andarsene di casa e, finalmente, conquistare qualcosa.

Mi ritrovo coi volumi di letteratura italiana chiusi, intonsi.

Mi ritrovo a prepararmi per uscire, ché l’altra sera MisterCameriere2008 non era in servizio e non lo vedo da più di una settimana, eppure la cosa non riesce ad importarmi come vorrei che m’importasse. Perché in un anno ho avuto una brutta giornata, poi un’altra dello stesso tenore, e un’altra e un’altra e un’altra. Non sono state troppe, eppure gli occhi mi si riempiono di lacrime nonostante tutto questo tempo. E mi sento fragile.

Un bicchiere di cristallo tra le mani di un bambino.
Il bimbo gattona, gioca col calice. Ci guarda attraverso.
Poi gli cade.
E s’infrange in milioni di piccole schegge, minuscole, taglienti, brillanti.
Ma rimetterle insieme è un’impresa a cui non molti vogliono attendere.

E io, da sola, non ce la faccio.

Fortuna che, per il momento, il bimbo gattona e basta. Per ora, sono integra.

Domani non so.