Linda come il culetto di un bambino

by lacapa

Vanda e Dina, rispettivamente la mia nuova Panda e la vecchia Panda di mia madre, giacevano in uno stato di totale abbandono.

Vanda, per il suo passare la maggior parte del tempo al sicuro in garage, era avvolta da un sottile strato di pulviscolo che rendeva il suo bellissimo blu-romantico uno spentissimo grigio-topo-morto.

Dina, dal canto suo, forte di un quindicennale servizio in casa LaCapa senza che a nessuno screanzato sia mai passato per la mente di farle un graffio, rimane giorno e notte esposta alle intemperie, e soprattuto, ai piccioni. Devastata dalle cacche dei pestiferi uccelli della malora, insudiciata da piogge dell’anteguerra che hanno ben pensato di asciugarlesi addosso in malo modo, impolverata che nemmeno nella pubblicità della Swiffer c’è tanto sporco, non rinunciava al suo orgoglio fiero di FIAT rossa che si sente FERRARI.

Giacché negli ultimi giorni non ho sprizzato salute da tutti i pori, la mia testolina ha cominciato a cercarsi attività che la tirassero fuori dall’apatia giornaliera.

Oggi, durante il pranzo, ho avuto l’illuminazione.

Con una voce straordinariamente simile a quella di Platinette [il mal di gola non perdona] e tirando su col naso ogni tre secondi, ho interrotto il silenzio tipico di chi ha la bocca piena delle polpette al sugo della Madre.

Io: << E se lavassi le macchine? >>
Padre mi ignora.
Io: << No, dico, se lavassi le macchine? >>
Padre continua ad ignorarmi.
Io: << Non so se le avete viste. Sono luride. Non sembrano nemmeno lontanamente belle quanto realmente sono. C’è bisogno di un’opera di bene, vanno lavate. Le lavo io. >>
Padre: << E quando avresti intenzione di farlo? >>
Io: << Oggi pomeriggio… Per la modica cifra di dieci euro. >>
Padre: << E vorresti anche essere pagata? >>
Io: << Certo. Senza soldi non si canta nemmeno la messa. >>

Padre, probabilmente sorpreso dalle mie vaste conoscenze in materia di cultura popolare, ha sorriso annuendo. Fratello è rimasto interdetto, biasimandosi per non averci pensato prima lui. Sorella ha continuato a mangiare. Madre idem.

Alle quindici antimeridiane, col sole alto in cielo e il naso totalmente otturato, sono scesa in garage, ho tirato fuori Vanda e l’ho affiancata alla vecchia e fedele Dina.

Uno spettacolo: due generazioni di automobili al mio cospetto. Un altro po’ e mi commuovevo.

Caparbia come solo io so essere, ho scrostato carrozzerie, sbattuto tappetini, lucidato specchietti retrovisori, dato nuova luce ad anabbaglianti nascosti da fango incredibilmente resistente.

Ho finito un’ora fa.

Ho posizionato Dina sotto il sole, affinché tutti potessero vedere il mio capolavoro. Sono andata a recuperare Vanda, per metterla accanto a Dina ma, al mio ritorno, orrore!

Sì, orrore!

Un dannatissimo piccione, un odiosissimo piccione, un piccione malato di dissenteria.

Una macchia proprio sullo sportello del guidatore, una cacca più grande del piccione stesso che, soddisfatto, tubava sui fili dell’alta tensione. Ho sperato si friggesse.
Non è accaduto.

Ho ripreso spugna, secchio e lucido per carrozzeria, e di gran lena ho ripristinato quanto era stato sfatto.

Adesso, col sorriso sulle labbra, scrivo questo intervento.

Sono sporca, sudata, e i vestiti che ho addosso sembra siano reduci da un match di lotta nei pantani. Ho perso la voce, nuovamente. Il naso cola, nuovamente. E dieci euro stanno dentro al mio portafogli, finalmente.

Sarei da portare in concessionaria e da rifare per intero, al momento.

Per di più, Miamiglioreamica mi ha mandato un sms laconico:

<< Stasera Ostello. Imbottisciti di medicinali e preparati. >>

Se MisterCameriere2008 [oddio, stavo scrivendo il suo nome vero] avesse il coraggio di sorridermi oggi, nonostante le mie condizioni, avrei la certezza che non è minimamente interessato alla sottoscritta.

Non puoi sorridere e ammiccare alla Befana, a meno che tu non sia scemo o non la stia prendendo in giro.

Vado a farmi una doccia, sperando di tornare pulita come il culetto di un bambino.