Solecuoreamore

by lacapa

Non sai che l’amore è una patologia? Saprò come estirparla via…

 
Afterhours. Proverò ad entrare a sgamo al concerto, il 27 Luglio. Peccato che, tra le Dears, a nessuna piacciano o interessino. Anche da sola, io andrò.
Il concerto si tiene nel parco comunale di un paesino qui vicino, in un anfiteatro con quattro sparute gradinate e le giostre per i bambini subito accanto. Scavalcando, tentando di sedurre l’ennesimo SecurityMan, scavando una buca in stile evasione dal carcere… In qualche modo riuscirò a mescolarmi col pubblico pagante, e una volta dentro nessuno riuscirà a scollarmi da là.
Sarebbe più semplice comprare il biglietto, ma meno divertente. Già pregusto le facce annoiate delle Dears che avrò trascinato controvoglia all’evento, e i loro sbadigli e il loro fissare incessantemente il quadrante dell’orologio, sperando che il tedio abbia presto termine.

Che poi, non é che io conosca proprio a memoria tutti i pezzi degli Afterhours. I più famosi, quelli sì, ovviamente. Ma la maggior parte delle canzoni saranno per me assolutamente nuove. Inventare le parole, come ho fatto al concerto della Nannini, sarà un’ardua impresa, soprattutto perché i testi non sono esattamente solecuoreamore.

Ho, teoricamente, cinque giorni per memorizzare un paio di album. Ci riuscirò. Dovessi dedicarmi solo a questa occupazione.

Indi, niente più pomeriggi-shopping come quello appena trascorso.
Dare sfogo al proprio estro secondo il quale compro-qualsiasi-cosa-mi-stia-addosso-decentemente è una gran cosa, ho scoperto.
Si chiama shopping ossessivo-compulsivo e comporta un ingente spreco energetico oltre che monetario. Ne sono vittime quegli esseri umani, per la maggior parte donne, che necessitano di distrazioni e di soddisfazioni: cercare roba taglia 42 è appagante, credete a me.

Pantaloncini, magliettine, scarpe, sciarpe, felpe, camicie, jeans, gonne, abiti, costumi, lingerie, sacchi a pelo… No, non ho acquistato tutte queste cose, anche se, qualora avessi avuto la forza di entrare nel quarto negozio [dal terzo sono uscita stremata, fermamente decisa a non provare più nulla], ci sarei andata vicina.

Non sono riuscita ad evitare il controllo pseudo-aeroportuale di Sorella, che detiene lo scettro di shopaholic e che mi ha costretta a spacchettare ogni singola new entry del mio armadio, per verificare se fosse di suo gradimento. Fortuna che abbiamo gusti totalmente differenti, e lei non metterebbe mai nulla che io consideri indossabile.

Dal momento che tale inclinazione spendereccia della vostra affezionatissima non rientra nella normale amministrazione della mia famiglia, queste compere hanno causato un numero spropositato di domande inquisitorie da parte di Madre e della suddetta Sorella, alle quali i miei sbalzi d’umore risultano subito palesi, probabilmente per via di una diciottennale convivenza più o meno pacifica.

Madre: << Ma… E’ successo qualcosa? >>
Io: << No, perché? >>
Madre: << Sai com’è; tutte queste buste. >>
Io: << Sono tre. >>
Sorella: << Per i tuoi standard, sono troppe. >>
Io: << … >>

Non credo si siano rassegnate. Le mie risposte evasive ed i miei mugugni devono averle messe ancora più sull‘Attenti!, dannazione.

E’ che l’arte della dissimulazione, in determinate circostanze, non mi è propria.