Passed memories

by lacapa

Io non me lo ricordo. Non me lo ricordo il 19 luglio del 1992, perché avevo appena due anni e mezzo, e non sapevo nemmeno chi fosse Paolo Borsellino.
Oggi, però, lo so bene chi era e lo scrivo anche, ché parole ne sono state spese tante, ma mai abbastanza. Era un giudice, Paolo Borsellino, uno sovraesposto, nel senso che s’era messo troppo in prima fila nella lotta alla mafia, firmando così la propria condanna a morte.

Rilasciava interviste, teneva conferenze e parlava ad alta voce, senza chinare il capo: il 19 Maggio 1992, appena quattro giorni prima della morte di Giovanni Falcone, concesse un’intervista che durò ben 50 minuti, l’ultima, in cui vennero fatti nomi di politici importanti, nomi che oltrepassano lo stretto di Messina e si ancorano all’ambiente economico milanese: sono Silvio Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Vittorio Mangano.

Stava tornando in città dalla sua casa al mare, quel 19 Luglio. Era diretto, per la precisione, in Via D’Amelio, dove abitava sua madre. Non sapeva ma sospettava, si sentiva un uomo morto che cammina.
Servirono 100 kg di tritolo per uccidere una voce scomoda della Giustizia e la sua scorta.

Non sono bastati sedici anni affinché le parole sue e quelle di Giovanni Falcone venissero dimenticate. Così come non abbiamo scordato, né spero lo faremo, le denunce di Peppino Impastato, Don Pino Puglisi, Giuseppe Fava e quelle di decine di altri uomini e donne che, pur di non cedere al ricatto mafioso, hanno perso la loro vita.

E io, per ciò che hanno fatto, li ringrazio.