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by lacapa

Ebbene sì, abbandonando ogni preconcetto, mi sono lasciata andare alla visione di una delle più controverse pellicole cinematografiche che siano mai state concepite: A Clockwork Orange o, all’italica maniera, Arancia Meccanica.
Stanley Kubrick è un dannatissimo genio, signori.

Quel film è talmente bello che non mi sono limitata a guardarlo una volta, o due volte, bensì sono rimasta incollata allo schermo per l’intera durata di tre visioni successive.
L’ultraviolenza, in realtà, non mi ha spaventata. A dire la verità, aveva un ché di attraente, qualcosa di avvincente e di bello.

Arancia Meccanica non è un horror, non è un thriller, non è una commedia, non è una tragedia, non è un giallo, non è nemmeno la bella copia filmica di un Harmony. Non è niente che si possa definire, per essere duramente schietti.

Alexander De Large è un personaggio semplicemente meraviglioso, che si attira l’indiscriminata simpatia degli spettatori, la mia su tutte.

Il Korova Milk Bar, i Drughi, Ludovico Van e la sua Nona Sinfonia, la lettura della Bibbia… Partendo da questo film si potrebbero scrivere sceneggiature per i prossimi due secoli, ogni volta traendone qualcosa di originale ed affascinante.

E poi, la colonna sonora. Cioè, ma voi avete presente la colonna sonora di Arancia Meccanica? Avete mai visto scene così profondamente e perfettamente intrise di musica?

Per non parlare delle innumerevoli citazioni che si possono trarre dai 137 minuti diretti da Kubrick.

Eccone un paio, entrambe affidate all’eccellente protagonista, Malcolm McDowell:

<< Capii che il pensare é per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all’ispirazione! >>

<< E’ buffo vedere come i colori della vita diventano reali soltanto quando li vedi sullo schermo… >>

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