Catena [come quella del motorino, per intenderci]

by lacapa

Era da tanto che non venivo coinvolta in un meme o, nel caso specifico, in una catena. Fortuna che c’è la carissima AlexiS che pensa alla sottoscritta, altrimenti caduta nel dimenticatoio.

Il tema quotidiano è: le dieci canzoni che hanno caratterizzato la tua storia personale.

Ecco l’inevitabile box delle rules:

  • citare il nominativo di chi ti hai coinvolto
  • riportare il regolamento della catena
  • elencare le dieci canzoni, motivando la tua scelta
  • passare il testimone ad altri cinque blogger, avvisandoli con un commento nel loro blog

AlexiS ha scritto di essere sicura che non la deluderò, temo invece che rimarrà alquanto insoddisfatta dalla scelta delle mie canzoni. Una decina di titoli sono pochi, giacché ho sempre cercato di dare una colonna sonora degna di questo nome alla mia vita: c’è stato il periodo Green Day, quello Metallica, quello Radiohead, il periodo Muse, quello Negramaro, quello Negrita, c’è stata la fase De Gregori, quella De Andrè e quella Gaber, ho attraversato un momento 883 ed uno Beatles, mi sono innamorata dei Queen e ho cantato a squarciagola gli Oasis, ho saltato sulle note dei Tinturia e ho apprezzato la poesia di Battiato, mi sono commossa ascoltando le parole di Samuele Bersani e ho ballato quando comeonbabylightmyfire. Dieci canzoni sono poche. Ma ci provo lo stesso.

Song number one: La Donna Cannone – Francesco De Gregori. Perché la mia storia personale, inevitabilmente, è la storia delle mie amiche, le Dears. Questa canzone ci lega profondamente, ci ricorda delle immagini chiare e limpide, degli istanti di felicità tutte insieme. E’ un testo splendido, versi musicati alla perfezione, che non mi stancherei mai di sentire ancora e ancora e ancora.

Song number two: Jesus Of Suburbia – Green Day. Nove minuti e qualcosa, un video splendido diretto da Samuel Bayer, genio della regia musicale, un testo che, qualche anno fa, descriveva esattamente come mi sentivo. E’ molto tempo che non l’ascolto, però mi dava energia e mi metteva tanta rabbia addsso. Merita di stare tra le mie dieci elette.

Song number three: Hemingway – Negrita. Musica che parla di letteratura e, tra l’altro, proprio di quella letteratura che mi piace. Meglio di così? Mi piacciono le sonorità dei Negrita, il carisma del front man, la sensualità della sua voce. Ero indecisa tra questa e Magnolia. Così come per De Gregori avrei voluto menzionare La Leva Calcistica della Classe ’68, un capolavoro.

Song number four: Nothing Else Matters – Metallica. E la versione degli Apocalyptica è spettacolare. La trovo semplicemente grandiosa. Anche questo pezzo ha caratterizzato un determinato periodo della mia vita, i miei diciassette anni, per essere precisa. Avevo voglia di rock pesante, e ho scoperto il metal, in tutte le sue declinazioni. Poi, però, sono inciampata su Nothing Else Matters e me ne sono innamorata.

Song number five: Creep – Radiohead. E’ stata una sorta di epifania, una rivelazione. I Radiohead, non me li ero mai filata, prima. Errore del mulo… Volevo i Muse e ho beccato un fake. Creep. Che razza di titolo è Creep? Che canzone sfigatissima che mi sarò procurata! Suppongo di aver pensato qualcosa del genere.
Invece, che bella sorpresa! I wish I was special, you’re so fucking special… Cercate di spiegarglielo voi, ad una appena diciottenne, che quella canzone non sta parlando di lei. Per piacere, se trovate le parole giuste, spiegateglielo voi. Perché io, diciottenne in stato avanzato, ancora non ci sono riuscita.

Song number six: Il Mostro – Samuele Bersani. Leggetevi il testo, fatelo. E ditemi se è o non è meraviglioso! Questa canzone mi ricorda la mia infanzia. Avrò avuto meno di sei anni, e a mia madre piaceva. L’abbiamo scordata per un po’, finché a undici anni mia sorella ricevette in dono da un suo fidanzato la raccolta delle hit di Bersani. Il Mostro era tra queste. Non sapevo quale fosse il titolo, e l’ho scoperto solo a quattordici anni, quando m’ero fissata che dovevo ritrovarla. Al concerto, due anni fa, è stata il pezzo di apertura. Che emozione!

Song number seven: Time Is Running Out – Muse. E questa perchè? Perché sì. Fatevela bastare, come risposta.

Song number eight: Gli Anni – 883. La sera dei miei diciotto anni, dato il mio desiderio di non fare una festa ufficiale o roba del genere, sono andata fuori con la mia classe. Miamiglioreamica e le Dears, dopo avermi organizzato una giornata assolutamente assurda, tra caccia al tesoro e sorprese varie, si sono ricordate del desiderio che avevo espresso mesi prima, ovvero quello di passare una serata a cantare, così hanno prenotato in un posto dove si può fare il karaoke. Ci siamo divertiti moltissimo e l’ultima canzone, quella richiesta prima di andare a bere qualcosa [che poi, non si è bevuto niente perché eravamo già abbastanza allegri], è stata proprio Gli Anni. Immaginate trenta persone, abbracciate tra loro, strette strette, che urlano che gli-anni-di-qualsiasi-cosa-fai-gli-anni-del-tranquillo-siamo-qui-noi.

Song number nine: Don’t Look Back In Anger – Oasis. Berlino, albergo. Casse accese, mio lettore musicale in riproduzione casuale, Dearfriend Ballerina si asciuga i capelli, io sono buttata sul letto a fissare il soffitto. Parte questa canzone.

Dearfriend Ballerina [staccando il phon]: << Ommioddio, che canzone è? >>
Io [cascando dalle nuvole]: << Eh? >>
Dearfriend Ballerina: << Che canzone è? >>
Io: << Oasis, Don’t Look Back In Anger. >>
Dearfriend Ballerina: << E’ bellissima. >>
Io: << Già. >>

Tutta la gita a Berlino è stata caratterizzata dalla presenza costante delle note degli epigoni dei Beatles. Una colonna sonora di tutto rispetto, devo ammettere.

Song number ten, the last one: Please, Please, Please, Let Me Get What I Want – The Smiths. Anche se io preferisco la versione dei Muse. Siamo in presenza di un grande classico della musica rock mondiale, di un testo essenziale e struggente. L’ho storpiata, l’ho cantata, l’ho stonata, l’ho insegnata, l’ho fatta odiare, l’ho fatta amare, l’ho resa, involontariamente, il tormentone della mia breve vacanza romana.

Ecco fatto. Dieci titoli, dieci.
Adesso, cinque nomi, cinque. Blogger, venite al mio cospetto, prego.
And the nominees are:

  1. Astinenza, che lo so che le odi queste cose, ma questo è musicale. Dai, fallo. Anche se tutte le canzoni che metti saranno di CapaRezza, dammi almeno questa soddisfazione…
  2. Cerveza, stupiscimi donna.
  3. MissHyde, che da neo Dott.ssa in Lettere Moderne puoi anche fare la tua prima catena da laureata.
  4. Locataire, che spero non sia già stata chiamata in causa per fare questo coso qua.
  5. XectX, che m’incuriosiscono le canzoni che potresti scegliere.

Andate in pace.