Chasing cars

by lacapa

Ci si perde per strada, non credete?

Comincio a maturare la convinzione che la vita sia, sostanzialmente, un vilissimo inceppo nella programmazione del navigatore satellitare di ognuno di noi.

Parlo proprio di quell’oggettino, che non si capisce bene dove si trova, che produce quella voce stridula che ci dice, di quando in quando, di svoltare a sinistra appena possibile, di proseguire dritto per un paio di mesi, di invadere la corsia opposta, tentare il suicidio e godersi l’adrenalina del rischio.

L’aggeggio, il navigatore satellitare intendo, tace. Ci dà quelle quattro indicazioni, e se ne va in vacanza, a giocare a ping pong in Corea del Nord.

E quando non si fa sentire per anni, allora in quel caso è un bel problema, perché si profila all’orizzonte un bivio, e tu ti ci stai avvicinando troppo velocemente, e pensi che avresti bisogno della vocina stridula che ti avverta che, caspita!, devi girare a destra perché quell’altra è una strada senza sbocco, non asfaltata, che finisce a strapiombo su una scogliera scoscesa, irta di rocce appuntite, violentata dalle onde del mare.

Freno. Frizione. Fermo. Tu sei fermo, a due passi dalla biforcazione. Per te, a sinistra e a destra c’è esattamente la stessa cosa: la possibilità.

Speri che un altro automobilista dissolva il tuo dubbio amletico, che ti indichi la retta via. Decidi che seguirai chiunque passi. Poi ci ripensi. No, non puoi metterti dietro a nessuno, tu devi trovarla da solo, la tua strada.

E se sbagliassi? E se sbagliassi. E se sbagliassi… E se sbagliassi!
E se facessi la cosa giusta? E se facessi la cosa giusta. E se facessi la cosa giusta… E se facessi la cosa giusta!

Dannato navigatore satellitare che ha deciso di andare ad un concerto heavy metal proprio quando tu hai deciso di interpellarlo, esattamente nell’istante in cui ti sei reso conto di averne bisogno. Tipo una bussola.

Nord? Il nord. Che alzi la testa, di giorno, e cerchi di capire da che lato devi voltarti per vedere il nord. E proprio non ne hai idea. Il Sole non c’è, o meglio, c’è eppure non si vede, che ci sono certi nuvoloni grigi che lo nascondono. Povero Sole.

Metti la prima. Lasci il freno. Lasci la frizione. Premi leggermente sull’acceleratore. Giri lo sterzo.

A sinistra, hai deciso di andare a sinistra.
Più ti inoltri su quel sentiero, più senti odore di mare e di salsedine, più avverti lo scrosciare dell’acqua contro la pietra, più sorridi, perché ti dici che quella che porta al mare non può mai essere la strada sbagliata.
Perché tu, con il mare, hai sempre avuto un rapporto privilegiato, in fondo.

Canticchi qualcosa, acceleri, ti senti sicuro.

Che succede? Niente più asfalto? Capita.
Che può mai essere? Nulla di preoccupante.

La vocina stridula si ricorda, per un attimo, della tua esistenza.

<< Stupido! >> urla, << Hai sbagliato strada. >>


L’unico problema è che è troppo tardi.