Tipi da

by lacapa

Oggi sono andata a ritirare l’assegno del premio che ho vinto, quello di cui vi parlai tempo fa. Sono andata con Sorella, così l’ho accompagnata a fare delle commissioni.
Lei doveva andare alla Posta.
Preferisco sorvolare sul posteggiatore abusivo che, con le racchette da beach tennis, indicava la retta via agli ignari automobilisti, per concentrarmi direttamente sui tipi da Posta.

I tipi da Posta li avete conosciuti anche voi, ne sono certa. Sono quelle persone che, ovunque le incontri, non puoi pensare che, quando fanno la fila allo sportello, non si facciano notare.

Sono entrata con Sorella, godendo del refrigerio dell’aria condizionata. Subito, m’investe una risata sguaiata, forte e sregolata. Individuo immediatamente la fonte di tale molesto rumore: immaginate un obiettivo che si stringe sulla macchia di unto di una maglietta blu slavata tesa nello sforzo di contenere un pancione da parto plurigemellare alla penultima settimana. Lui, calvo, col doppiomento, intratteneva un’univoca conversazione con Cassiera che, in bilico tra l’imbarazzo e il disgusto, benediceva la spessa parete di vetro che la separava da tale esemplare d’uomo.

Dopo aver snocciolato una serie impressionante di aneddoti sulla sua vita, sull’inefficienza del servizio postale e sull’aglio nella pasta, eccolo che, con fare disinvolto, si lancia senza paracadute nel vuoto del tema politico.

Con una voce che neanche Pavarotti, buon’anima, TipodaPostaUno inveisce:

<< Ah, ma tutti questi soldi non li avevo mai spesi fino a questi anni. Fortuna che ora c’è Berlusconi, e ci pensa lui a sistemare le cose… >>

Holè.

Appena TipodaPostaUno ha liberato lo sportello, a catalizzare la mia attenzione ci ha pensato TipodaPostaDue, un vecchietto piccolo e gobbo, di quelli che ti fanno tanta tenerezza, ad un primo sguardo.

TipodaPostaDue si avvicina lento lento allo sportello, ficca la mano in una delle tasche dei suoi pantaloni ascellari ante-guerra e ne estrae un bozzo.
Un bozzo colorito, parecchio grande. Straordinariamente spesso.
Non riesco più a distogliere lo sguardo, alienata totalmente in quell’uomo che, con fare distratto e casuale, porge il bozzo ad un altro Cassiere. Quest’ultimo sgrana gli occhi, e fissa prima il bozzo poi TipodaPostaDue. Sconvolto.

Libera il bozzo da un elastico di plastica gialla e ne separa il contenuto.
Solo a quel punto ho potuto capire lo stupore di Cassiere.

Uno, due, tre, quattro, cinque… dodici, tredici, quattordici e quindici.
Uno, due, tre, quattro, cinque… ventisei, ventisette e ventotto.

Quindici banconote da 500 € e ventotto banconote da 100 €. In totale sono 10.300 euri.
TipodaPostaDue andava in giro con in saccoccia l’equivalente monetario di una macchina, legato con elastico da cancelleria.
Il Cassiere ha contato un paio divolte, sorridendo. Ci ha messo tanto tempo, perchè di ogni singola banconota controllava l’autenticità.
Alla fine, suppongo abbia chiesto a TipodaPostaDue se volesse depositarli tutti. Lui, placido, ha risposto ridacchiando e sputacchiando bava:

<< Sì, mi lasci dieci euro, per favore. Me li dia in monetine, che poi mi mancano sempre gli spiccioli! >>