Pausa di riflessione

by lacapa

Oggi è il 30 Maggio 2008.

Giuro, sono esausta. La settimana appena trascorsa è stata alquanto intensa e non vedo l’ora che sia ufficialmente conclusa.

Sono i miei ultimi giorni sui banchi di scuola, e non riesco a godermeli come vorrei. I vari professori ci stressano, non fanno altro che parlare d’esami e di cattivi voti e di delusione e di ignoranza e di preoccupazione e di mancanza di rispetto e di altre mille cazzate in cui non credono loro per primi.

Mercoledì sono stata premiata per il concorso. Le Dears, quando mi hanno chiamata sul palco per farmi leggere qualche estratto dal mio racconto, si sono commosse. Io, davanti a tutti, mi sono impappinata e sono inciampata sul cavalletto di un quadro anch’esso premiato. In breve, sono stata un po’ una buffona, involontariamente.

Ho guadagnato una targa assolutamente orribile, un paio di libri, tanti complimenti ed altrettante strette di mano con annessa pacca sulle spalle. E l’assegno ancora non mi è stato consegnato.

Uhm. La cosa mi turba e mi inquieta.

No, non è vero. In realtà, non ci penso neanche. Siamo tutti così presi dallo studio che nessuno ha il coraggio di pensare al viaggio post-diploma. Manca meno di un mese e già siamo tesi come corde di violino.

Domani, ad esempio, la sottoscritta dovrà sostenere tre interrogazioni affatto leggere: trigonometria, geometria e greco classico. E sono messa bene in confronto a molti altri. Ci sono miei compagni che in cinque ore saranno sottoposti al calvario dell’interrogatorio in sei materie diverse.

Mi sono presa una pausa. Adesso. Non ne posso più di teoremi, equivalenze, equazioni, invettive e altra roba assolutamente inutile. Ho la testa in fiamme, e Fratello, nella stanza accanto, ha invitato un paio di amici per mostrare loro quanto è bravo a suonare il bongo.

Porco Giuda, non poteva trovare momento migliore, ne converrete.

Il cane abbaia, il telefono squilla, gli amici del Fratello ridono, Madre guarda la tv, Sorella parla al cellulare col suo fidanzato, le dita battono sulla tastiera e mi sembra di essere protagonista di un’assurda commedia degli errori.

Pace. I need peace.

Non credo che sia una richiesta eccessiva, il silenzio.

Ieri sera io e Altradearfriend siamo andate ad una mostra fantasy che lei mi aveva prospettato come una roba piuttosto interessante. A parte il posto, in culo al mondo, noi là eravamo due pesci fuor d’acqua. Immaginate che la gente si presentava con il suo nome elfico.

 

<< Piacere, LaCapa! >>

<< Piacere, Eowyn! >>

 

Gente simpatica, comunque, un po’ strana, ma simpatica. Altradearfriend si è messa a farmi pubblicità: i tizi cercavano scrittori per creare un’ambientazione e, ovviamente, lei non ha avuto idea migliore che presentarmi come l’erede di Umberto Eco. Ad un certo punto siamo letteralmente scappate, siamo corse in  macchina e ci siamo lasciate dietro solo l’aria smossa.

Peccato che, nella foga di fuggire, abbiamo sbagliato strada, siamo finite in aperta campagna, con tanto di percorso sterrato senza illuminazione. Buio ovunque, tutto nero alle 22 e qualcosa.

Abbiamo avuto seriamente paura: la mia macchina era senza benzina, i cellulari non prendevano, non c’era un lampione nemmeno a pagarlo oro e nessun altro veicolo s’intravedeva in lontananza. Considerato il suolo accidentato, se avessimo bucato una ruota non avremmo avuto modo di avvertire anima viva. Non so quanto tempo abbiamo girato prima di trovare, del tutto fortuitamente, la strada di casa.

Riaccompagnata Altradearfriend, faccio per avviarmi verso la mia carissima dimora, quando mi squilla il telefonino. Era E’solounamico. Da un po’ di tempo si parlava di fare un giro in macchina, così abbiamo colto l’occasione. Non sapendo dove andare, abbiamo optato per l’Ostello.

 

Io: << Bhè, per me possiamo andare all’Ostello. Tanto oggi è giovedì, sono sicura che MisterCameriere2008 non sia di turno! >>

 

Famous Last Words. O, per dirla popolare, le ultime parole famose.

Era proprio all’ingresso. Non sono riuscita a reggere il suo sguardo che per pochi secondi, che subito gli sono scoppiata a ridere in faccia. Lui idem, naturalmente.

Io ed E’solounamico prendiamo posto mentre io cerco di scavarmi una fossa abbastanza profonda da potermici nascondere dentro per intero.

Ora, il quesito che mi pongo è il seguente: che cosa avrà pensato di me?

Vi dico le ipotesi: