Con la violenza si risolve tutto

by lacapa

Oggi è il 26 Maggio 2008.

Vi ricordate il mio post di qualche giorno fa in cui enunciavo le mie intenzioni vendicative nei riguardi di Mr Telecom? In breve, minacciavo di strappargli lentamente ogni singolo pelo del corpo.

Venerdì 23 Maggio 2008, da casa di AmicoPina, ho pubblicato quel post. Che ora era? Saranno state le 17:15, minuto più, minuto meno. Alle 18:00 ero a casa. Alle 18:20 squilla il telefono. Madre risponde e si lancia in una conversazione fatta di mugugni e assensi.

Posato il cordless, Madre si volta e annuncia, con voce teatrale:

 

<< Era TiziaDelCallCenter [povera donna, nda]… >>

 

Io lo so che il merito è tutto mio e della minaccia del silk-epìl. TiziaDelCallCenter, povera donna, comunicava la decisione di Mister Telecom, secondo la quale a partire dalla prima settimana di Giugno la sottoscritta potrà nuovamente godere di una connessione ad internet.

Allorché è stato per me certo che questo è il mio periodo fortunato: ho vinto il concorso, ho donato il sangue all’Avis [fatelo anche voi, fatelo anche voi, fatelo anche voi], ho scoperto il nome di MisterCameriere2008, ho ricevuto un numero imprecisabile di fantastici complimenti circa il mio talento scrittorio, sono stata oggetto di conversazioni tra male-lingue che ambivano al premio che io mi sono aggiudicata, Madre ha deciso di regalarmi un pennino USB di 2 Gb [che per metterci la mia roba scritta va più che bene], Padre mi ha chiesto cosa desiderassi come regalo per la Maturità e non ha fatto una faccia strana quando ho risposto “una stilografica Mont Blanc”… Meglio di così che si può sperare?

Avete ragione, se questo basta a rendermi sorridente, sto proprio messa male. Ma che ci volete fare? Mi accontento di poco.

Forse, quando scrivo i miei post, dovrei buttare giù una scaletta onde evitare di confondere me e voi.

Adesso di che volevo parlare? Ah sì, di Gomorra.

Ho parlato più volte del bellissimo libro di Roberto Saviano. Bhé, come certamente tutti voi saprete, dal romanzo è stato tratto un film che è stato presentato al Festival del Cinema di Cannes e che ha vinto il premio speciale della critica. Dev’essere proprio un film stupendo, così ho deciso che appena ho tempo mi butto in sala e lo guardo. Certo, in genere i film tratti dai libri mi deludono, eppure voglio avere fiducia nella speranza di rimanere stupita.

Sempre parlando di roba artistica in uscita. Francesco De Gregori sta presentando in giro il suo nuovo disco, il che comporta che non faccia altro che girare per le varie trasmissioni canticchiando qua e là e sottoponendosi alle domande dei vari intervistatori che, il più delle volte, sembra si siano passati un copione. Dannazione, [mi rivolgo ai giornalisti] avete l’occasione di parlare con uno dei miti della canzone italiana, quindi perché non fate altro che chiedergli: “Da cosa nascono le tue canzoni?”?

Giuro, mi secca.

Da cosa nascono le canzoni di Francesco De Gregori? Fa musica da quando Nerone era imperatore di Roma, sicuramente la stessa domanda gliel’avranno fatta un centinaio di volte. E, nonostante tutto, il quesito non cambia.

Praticamente è usurato come l’”essere o non essere?” di Shakespeare.

A prescindere da questo, io le interviste le ascolto per intero, quando posso. De Gregori è un mio mito, mi fa sempre piacere sentire la sua voce, anche quando la usa per dire cose con le quali non mi ritrovo d’accordo.

Non mi sovviene in quale trasmissione e da chi, comunque, gli è stato chiesto:

 

<< Perché stupisci sempre il tuo pubblico con arrangiamenti continuamente nuovi anche per le canzoni che hanno fatto la storia tua e di chi ti ascolta? >>

 

Allora io ho allargato le orecchie, giusto per sentire meglio la risposta. Non ricordo le parole precise, eppure il contenuto mi è ben chiaro. In pratica, ha detto che chi paga un biglietto lo fa per sentire la sua voce, quella di De Gregori, non la propria. Lo infastidisce, a De Gregori intendo, che la gente canti a squarciagola.

Tacessero e gli facessero fare il suo mestiere. Visto che chiedere una cosa simile è impossibile, lui tiè, cambia gli arrangiamenti e bravo chi riesce a cantargli dietro.

Lui il concetto l’ha espresso in mezzo secondo, io ho avuto bisogno di duemila parole, ma volevo essere chiara.

Che fastidio! Sì, m’ha infastidita. Io vado ai concerti sì per ascoltare l’artista che si esprime, ed anche e soprattutto per cantare a tutto volume, per rimanere senza voce, per godere del fatto che conosco tutte le canzoni pure nelle virgole.

Ecco, sono giunta alla conclusione che Francesco De Gregori se la tira più del dovuto. Cioè, è Francesco De Gregori e in quanto tale, della sua musica, può fare quello che vuole… Però… “La donna cannone”, “Generale”, “La leva calcistica della classe ‘68” [da Padre rititolata: “Mino e il calcio di rigore”], “Rimmel”, “Cardiologia” e le altre storiche, bhè, io quelle le voglio sentire con il loro arrangiamento originale, perché è anche grazie a quello che mi emozionano e che mi ricordano particolari scene della mia vita.

Io dico NO agli artisti sboroni.

E voi mi risponderete: << Se vuoi sentire le canzoni come sono nel cd, ascolta quello e non andare ai concerti! >>

E tutti i torti non avete. E’ che la musica live, l’attesa, il dubbio del “ora chissà che canta!”, mi piacciono davvero tantissimo.

Okay, la mia saggezza quotidiana è incompresa.

Chiedo venia.