Piattume

by lacapa

Oggi è l’11 Maggio 2008.

La linea vitale del blog è piatta da tempo immemore. Di bolletta nuova non se ne parla neanche, internet rimane un miraggio e Bossi, Maroni e Calderoli sono ufficialmente entrati nel nostro Parlamento assieme all’onnipotente Berlusca, sia lodato, sempre sia lodato.
Insomma, si fa incetta di belle notizie, eh?
Bhé, qualche news non proprio negativa, in effetti, c’è. Ho superato la prova scritta del recupero di trigonometria, raggiungendo a tentoni una sufficienza tanto agognata quanto necessaria. Il che mi rende fiduciosa quanto basta per abbandonare i propositi omicidi nei confronti di DonnaEquazione [la professoressa di matematica e fisica, per chi non ne ricordasse lo pseudonimo]. Ho effettuato la simulazione ufficiale della Terza Prova degli Esami di Stato, con tanto di unica fila di banchi singoli sistemata lungo il corridoio. L’utilità di suddetta simulazione ha riguardato soltanto i metodi di copiatura. Mi spiego meglio: si è reso ai miei occhi evidente che il classico cellulare nel portacolori in mezzo a strati e strati di fotocopie rimpicciolite del 50% sarà assolutamente inutile nonché eccessivamente rischioso. Ecco dunque la maniera più sicura per copiare senza essere scoperti.
Le fotocopie vanno rimpicciolite fino a raggiungere il 25% della grandezza originale del foglio. Risulteranno appena leggibili ma estremamente comode, soprattutto perché non ingombreranno granché il vocabolario tra le cui pagine, in sostituzione alle definizioni dei lemmi, saranno appiccicate.

Immaginate di cercare il sostantivo “casa” e di ritrovarvi sotto le caratteristiche principali del Marxismo.

Il cellulare sarà incollato al polpaccio da un paio di strati di scotch. Non appena l’aiutante da casa [mia sorella] avrà scovato su internet la traduzione della versione di greco selezionata dal Ministero per la Maturità 2008, me la invierà tramite sms. Io percepirò la vibrazione del telefonino e, dopo un tempo ragionevole, chiederò di andare in bagno. Chiusa nel sicuro gabinetto, estrarrò il succitato cellulare e leggerò la traduzione. A quel punto potrò scegliere due mezzi per copiare in sicurezza: impararla a memoria [cosa decisamente poco fattibile] oppure ricopiarla su minuscoli fogliettini che, un giorno prima dell’esame, avrò lasciato in bagno insieme ad una penna proprio nell’eventualità di copiare [cosa complicata e rischiosa: estrarre dalle tasche la preziosa traduzione potrebbe rivelarsi impresa ardua ed estremamente difficile].
Male che vada, confido in cinque anni di versioni tradotte con risultati alterni ma tendenti al positivo.
Per il tema di italiano, non mi preoccupo affatto. Dovessi totalmente ignorare l’argomento storico o letterario delle tracce, potrei sempre ripiegare su quello libero… Non mi spaventa l’idea di improvvisare, anzi, mi diverte. Come mi disse una persona con lo scopo di ferirmi: confido troppo in un’abilità nelle parole che non posseggo.
Che volete farci? Mi son montata la testa.
Magari… Che cazzata! Scusate il turpiloquio.
Comunque, dismesso l’argomento scolastico, tralasciato quello politico [deludente, sempre più deludente], evitato quello sentimentale [inesistente, sempre più inesistente], e ignorato vigliaccamente quello su Mister Telecom, potrete pensare che io non abbia altro da dire.
Non è proprio così, ma i libri chiamano e non vorrei disattendere alle loro richieste.
Au Revoir.