Cronache berlinesi – 2 di 2

by lacapa

Berlino, 17 Aprile 2008. Ore 21:01.

“When you believe”. Davanti a un punto informazioni sulla storia del Muro, c’è un grande cartellone pubblicitario con il quadro di un artista orientale, tale Lao Jiang. Descriverlo non è semplice, però ci provo lo stesso… Sfondo scuro, grigio, un uomo, in primo piano, tiene le mani sollevate. Ha una benda rossa sugli occhi, e una stella del medesimo colore appuntata sul petto, sovrapposta al luogo dove sta il cuore. Ai suoi piedi una neve candidissima; alle sue spalle una serie di croci rovesciate, inclinate ed incrinate, distrutte. E poi, in un angolino basso sulla destra, in verde militare, c’è scritto, con tratti precisi e puliti: “WHEN YOU BELIEVE”.

Nient’altro. Forse è vero che, quando credi in qualcosa [un’idea politica, un dio, un rapporto umano], sei totalmente disarmato, proprietario solo di quello, in sua completa balìa.

E’ buffo, strano e tragicomico che, di fronte a un simile quadro, ci fosse l’unica rovina che conserva intatte le due porzioni opposte del Wall per eccellenza. Ovest ed Est, vicine, l’una a qualche passo dall’altra, separate da un lembo di terra battuta. Una zona di nessuno che non poteva essere attraversata. Pare che i soldati che stavano di vedetta avessero ordini di sparare a vista a chiunque tentasse di valicarla. Centinaia di uomini che credevano nella libertà, trucidati a sangue freddo da altri uomini che credevano nel loro Governo. Entrambe le categorie lo facevano, di credere intendo, poiché si ritenevano nel giusto… La Storia [proprio con la s maiuscola] e la dignità umana hanno deciso quale fosse il giusto giusto e il giusto sbagliato. Non ho dubbi che il responso dato sia stato corretto.

Da grande avrò una casa con un corridoio stretto stretto, che on porterà da nessuna parete. Attaccherò a quelle pareti delle tele bianche e terrò a portata di mano dei pennelli con inchiostro verde militare, sempre pronti ad essere usati. Ci sarà la moquette a terra, bordeaux. Mi siederò là, come sono seduta adesso sul pavimento dell’Holiday Inn Berlin City West di Konfuerstenstasse 78, e scriverò, spero. Di tanto in tanto, quando ci sarà qualcosa che mi colpirà particolarmente, prenderò il pennello, lo intingerò nell’inchiostro e scriverò su una tela. Suppongo che, dopo poco tempo, le tele saranno piene. Allora cambierò il colore dell’inchiostro e sovrapporrò le parole. Poi, quando non ci sarà più spazio anche avendo usato un’altra tinta, toccherà alle pareti. Tutto così…

Queste cose mi piacciono parecchio, però dubito che altri mi capirebbero. Sto pensando ad una storia, da ieri notte. Tornata a casa la scrivo, sperando che le immagini si mantengano vive come adesso nella mia testa. Intanto, ho capito di me una cosa che, in fondo, ho sempre saputo: i viaggi m’ispirano. Vedere posti nuovi, osservare gente diversa e conoscere cose interessanti che prima ignoravo stimola la mia fantasia e, oserei dire, la mia immaginazione.

Frattanto, si transita.

E questa cosa del transitare mi fa sorridere.

Pensavo: non mi dispiacerebbe per nulla venire a stare qua a Berlino, a concludere gli studi universitari magari. Qui tutto mi affascina, perfino l’austerità delle costruzioni e l’apparente rigidità dei cittadini. Pensate, mi stanno simpatici pure i segnali stradali che ho visto sparsi per queste vie per la prima volta, dopo averli conosciuti solo sui libri della scuola guida.

Respiro un’aria nuova.