Tesimed – Elettroencefalostimolazione professionale

by lacapa

Oggi è il 2 Aprile 2008.

Sono prolifica, today.

Tra un mese, due settimane e novantasei ore, sarò in un’aula della mia scuola a scrivere l’ultimo compito di italiano della mia vita. Cominceranno gli Esami Di Stato, sarò una ufficiale diplomanda della classe 2007/2008.

Che sospiri, eh?

Il pensiero che mi diplomerò mi mette una certa impazienza addosso. Ho ripreso il mio diario segreto delle elementari: parlavo spesso della fine della scuola, degli esami di quinta.

Sono passati otto anni, incredibile.

Rimembranze nostalgiche a parte, è quasi normale che i diplomandi presentino una tesina alla commissione, una sorta di compendio dello studio degli ultimi tre anni di liceo.

Per un certo periodo ho creduto che non ne avrei preparata una, dal momento che si hanno solo quindici minuti per discuterne ed il resto del tempo è dedicato alle domande "libere" degli insegnanti.

C’era un tema, però, che mi si affacciava alla mente ogni volta che il discorso finiva sugli esami… "La Dilatazione delle Percezioni".

Venghino signori, venghino, che spiego un pochino.

L’uso e l’abuso di sostanze stupefacenti ed alcolici ha portato [e porta] l’uomo a perdere la definizione dei contorni della realtà [come un’immagine coi pixel troppo grandi]. Nella condizione di pace artificiale prodotta dalle droghe e dall’alcol, un sacco di artisti hanno espresso i moti più profondi del proprio animo e sono riusciti, in via del tutto eccezionale, a renderli arte.

Dal culto di Dioniso in Grecia, passando per le "Baccanti" euripidee, attraversando la parabola della fedeltà al dio Bacco del mondo romano, approdando in Inghilterra per discutere del drogatissimo Coleridge e del membro onorario degli alcolisti-anonimi-non-anonimi Edgar Allan Poe, arrivo ad un passo noto dei "Dialoghi" di Pasolini, in cui si discute di allucinogeni e cultura. Pasolini mi apre un mondo nuovo, quello della mia amatissima Beat Generation. Lucy in the Sky With Diamonds e Strawberry Fields Forever… Che avrebbero detto i Beatles se avessero saputo che sarebbero finiti nella tesina di maturità di una diciottenne musico-dipendente ed alquanto esaltata? Aperto il discorso della Beat Generation, non posso esimermi dal parlare dei miei scrittori preferiti, quelli che a scuola non ci nominano [Profia a parte]… Ed eccoli: Irvine Welsh con "Trainspotting", "Porno" e "Colla"; Bret Easton Ellis con "Meno di Zero" e "Glamorama"; Charles Bukowski con "Storie di Ordinaria Follia". E scusate se è poco. Mi sono risparmiata Palahniuk e DeLillo: non sta bene gongolare davanti ad una commissione composta anche da membri esterni.

E poi, Welsh è già abbastanza orgasmico!

Vi chiederete: tutto qui?

Absolutely not! Il pezzo forte non so se posizionarlo all’inizio o alla fine della tesina…

Ho preparato un video, un montaggio che dura cinque minuti, trentaquattro secondi e sei decimi, che comprende i film "Trainspotting" e "Requiem For A Dream", con sfondo musicale degli assurdissimi Prodigy con la loro celeberrima "Firestarter", il tutto preceduto da una psichedelica sfilza di spirali colorate e quadri totally fluo [oh yeah!] che potrebbero causare crisi epilettiche a un pubblico non preparato.

M’è uscita fuori una roba goduriosa.

L’ho mostrata a mio fratello: sono il suo nuovo idolo. Presto comincerà a venerare un santino con la mia foto e la didascalia: "Caspita! Ho una sorella fuori come un balcone e non me ne sono mai accorto". Non mi sfotte da giorni.

La stessa roba goduriosa l’ho mostrata anche al resto della mia famigliola finto-felice.

Mia sorella ha decretato che ho ideato la pubblicità regresso che ci mancava. Il corto inciterebbe all’uso delle droghe!

Madre ha terminato la visione con gli occhi rossi e la paura dipinta in volto… Ha biascicato qualcosa sul fatto che non dovremmo mai drogarci, e ha concluso con una frase che somigliava a:

 

<< Però il montaggio è buono. >>

Mio padre, invece, ha avuto la reazione più figa.

 

Padre: << Ti droghi? >>

Io [sconvolta]: << No, papà, perché? >>

Padre: << Io penso che tu ti droghi. >>

Io [sempre più sconvolta]: << Ti dico di no! >>

Padre: << Io… Io… Vorrei che tu ti facessi vedere da uno psicologo! >>

 

Mio padre è ufficialmente un genio. In diciott’anni di vita me ne sono sentita dire di tutti i colori, ma mai che avrei dovuto farmi vedere da uno psicologo.

Questi commenti mi hanno motivata, uno più dell’altro.

Sono contenta, finalmente posso parlare di quello che mi piace e, soprattutto, farlo nella maniera che mi piace. Posso discutere di scrittori contemporanei, posso fare un discorso critico che mi è sempre stato precluso dagli schemi precostituiti della scuola. Analizzare i protagonisti dei libri che leggo, le ambientazioni, le storie, la biografia degli autori: sono cose che ho sempre fatto, per mia cultura personale. Adesso posso farne partecipi altre persone.

Non m’importa di poter dare l’impressione sbagliata. Non m’importa di non essere capita.

Con la mia tesina I will show that in cinque anni di liceo sono cresciuta culturalmente, che non mi sono fermata alla conoscenza libresca dei programmi ministeriali, che ho ampliato il mio ventaglio di preparazione letteraria indipendentemente dai compiti in classe e da quelli assegnati per casa.

E se per farlo dovrò sbattere in faccia dei miei insegnanti-vecchio-stampo un cucchiaino riscaldato, un ago ficcato in un braccio, le vene che si gonfiano ed un’overdose perfettamente interpretata, lo farò senza paura.

Qualcuno mi ha detto che sarà una brutta presentazione, che i docenti partiranno con un giudizio molto negativo, che bla bla bla bla bla.

Non mi frega niente. I feel active, il pomeriggio apro i libri e studio roba che in classe non ci spiegano, ho compilato una lista di testi da comprare per documentare la mia tesina, compongo i miei primi pareri interpretativi e mi diverto.

Sono stimolata. Perbacco: questa tesina è meglio di Tesmed!