Personaggio in cerca d’autore

by lacapa

Oggi è il 6 Aprile 2008.

Slip inside the eye of your mind, don’t you know you may find a better place to play?

Amo profondamente questa canzone, "Don’t look back in anger" degli Oasis.

Parentesi musicale chiusa.

Pirandello, quel gran geniaccio che non era altro, ha immaginato una storia in cui dei personaggi già creati cercano disperatamente un autore, giacché il loro si rifiuta di riconoscerne la paternità. Vogliono essere messi in scena, perbacco, vogliono poter dar voce alla loro storia davanti ad un pubblico che li ascolti.

In teatro, l’immaginazione di Luigino trovava libero sfogo ed era apprezzata, a giusta ragione, dagli spettatori che, di volta in volta, rimanevano avvinti alla poltrona ad osservare lo svolgimento delle più varie commedie.

Pensavo che non c’è bisogno di guardare su un palco per trovare dei personaggi che vagano sperduti sulla scena del mondo, volendo disperatamente trovare una collocazione che li soddisfi.

Ogni tanto mi è capitato di incontrarne e, inevitabilmente, ne sono rimasta profondamente affascinata.

Il primo di questi è AutoreTeatrale. Avevo quattordici anni quando, per scherzo, partecipai ad un concorso regionale indetto dal Teatro Stabile. La mia prof. di italiano dell’epoca ci aveva chiesto se qualcuno fosse interessato e, per invogliarci, ci promise che l’elaborato che avremmo presentato sarebbe stato valutato. Io volevo un voto più alto, ma non me ne importava nulla del concorso. In un pomeriggio scrissi un piccolo copione di quattro pagine incentrato sul tema della competizione: "I Ragazzi Del Sabato Sera". A quell’età non ero ancora mai uscita di sera con gli amici, i miei erano molto severi e non mi lasciavano alcun tipo di libertà. Immaginate la mia difficoltà nel cimentarmi nello scrivere una storia con quell’argomento…

Mi basai sulle cronache dei TG e, modellandola su storie vere, costruii la struttura della mia brevissima sceneggiatura.

La prof. la lesse e non la giudicò affatto valida, però la presentammo lo stesso. Due mesi dopo, arrivò a scuola una telefonata dal teatro. Il mio scritto aveva passato tutte le selezioni necessarie ed era stato scelto, assieme ad altri dieci, da AutoreTeatrale.

Un pomeriggio di una settimana dopo, mi ritrovai in teatro, con dieci persone che non conoscevo ed AutoreTeatrale che ci comunicava che, in due mesi, avremmo dovuto scrivere uno spettacolo teatrale che poi sarebbe stato mandato in scena.

Esordì così:

<< Ho scelto i vostri lavori perché erano i migliori tra i peggiori. Brutti, scritti male, banali ed inutilmente buonisti, tranne qualcuno. Però m’è arrivata roba decisamente più orrenda, quindi mi sono accontentato. Non credete di avere questo grande talento, anzi, in base a quello che ho letto ne siete assolutamente privi… Ora, presentatevi! >>

Io sprofondavo nella poltrona di velluto e, mentre gli altri si arrabbiavano, io combattevo coi miei occhi lucidi.

Il Gruppo si presentò: erano tutti dell’ultimo anno di vari licei classici ed artistici siciliani, c’erano tre rappresentanti d’istituto, una ragazza che collaborava con una testata giornalistica abbastanza nota, due artisti nel vero senso della parola, un musicista, un’aspirante scrittrice che avrebbe voluto vivere il ’68, una donna fatta e finita che anagraficamente aveva diciotto anni ma che, per portamento ed argomenti, era già un’adulta, e un’altra aspirante scrittrice che stava già lavorando al suo primo romanzo. E poi c’ero io, seduta in un angolo distante da tutti, piccola, imbarazzata ed emozionata.

AutoreTeatrale: << E tu? Chi sei? Perché hai partecipato? >>

Io: << Io sono LaCapa e, se devo essere sincera, non so cosa ci faccio qua. Ho partecipato perché volevo un voto più alto in italiano, ho quattordici anni da qualche giorno, e non sono mai uscita di sabato sera. >>

Parlai tutto d’un fiato, e poi tacqui. Il silenzio era collettivo. Tutti mi guardavano.

<< Non sei mai uscita di sabato sera? Hai quattordici anni? >>

In ordine sparso, tutti mi fecero le stesse domande.

AutoreTeatrale era rimasto in silenzio, osservandomi senza dire una parola.

Un quarantenne calvo e non magrissimo, occhi piccoli, scuri e profondi, fumava dentro al teatro, in platea, e mi fissava. Io ero a disagio come mai in vita mia.

Cominciammo subito a definire la storia, parlavamo. AutoreTeatrale ci stroncava qualunque cosa dicessimo: una volta, durante un nostro incontro, AspiranteScrittriceSessantottina scappò via piangendo e non tornò più.

Con me, però, lui era buono e gentile. Voleva sempre che i miei scritti fossero letti per primi, mi aiutava, non era mai cattivo come con gli altri, mi disse che io gli piacevo più di tutti gli altri, perché ero la più schietta, quella che usava meno mezzi termini.

Si arrabbiava spesso, perché diceva che non sfruttavamo l’occasione che ci era data. Secondo lui, non riuscivamo a tirare fuori quello che avevamo dentro.

Non dimenticherò mai quando, nervoso, ci disse:

<< Siete stupidi, inetti. Non avete nemmeno rispetto per questo teatro e per quello che rappresenta: io sto qua da vent’anni, potrei anche pisciarci su queste pareti e nessuno mi direbbe di non farlo, perché scrivo e produco, ed è come se fossi a casa mia. Volete decidervi o no a scrivere come si deve? Volete mettervi in testa che il pubblico vuole vedere un po’ di realtà e non gliene frega niente a nessuno delle belle parole che usate? Volete capire, finalmente, che tra un mese si va in scena e non abbiamo uno schifo di copione perché voi pensate che i protagonisti della storia debbano parlare pulito e non conoscono la parola "cazzo"? >>

Gli altri risposero che se lui voleva la classica storia di "sesso, droga & rock’n’roll", bastava che lo dicesse e noi ci saremmo comportati di conseguenza, che però non saremmo stati felici di lavorare in quella maniera.

Io non dissi nulla.

AutoreTeatrale: << Che ne pensi? >>

Io: << Penso che pisciare sulle pareti di casa propria non sia affatto il caso e che probabilmente qua non servo a nulla, visto che se lei vuole sesso, droga e rock’n’roll, io non saprei cosa scrivere giacché non conosco nessuna di queste tre cose. >>

Gli altri mi guardarono e sorrisero della mia ingenuità, credo. Lui non disse niente e si calmò. Poi, quando uscimmo e ci salutammo, lui mi disse che ero la sua preferita.

Cominciarono a venire i giornalisti ad intervistarci e, mentre gli altri davano le loro risposte preparate, io parlavo poco e sorridevo quando AutoreTeatrale mi presentava ai critici come la sua prescelta, la piccola mascotte.

Il copione non aveva quasi niente di quello che avevamo scritto noi, però aveva tutto di nostro. AutoreTeatrale aveva costruito le scene in base ai nostri dialoghi, aveva caratterizzato i personaggi dando loro peculiarità di ognuno di noi. La scaletta della storia mi stupì: era proprio quella del lavoro che avevo presentato all’inizio. E poi c’era un personaggio, una ragazzina, la più piccola del gruppo, quella che i suoi non facevano mai uscire da casa e che non sperava altro se non scappare. E, alla fine, scappa.

La sera della prima è stata una delle più emozionanti della mia vita. Alla fine, gli attori ci chiamarono sul palco, AutoreTeatrale mi prese per mano e mi ci accompagnò sopra.

Oltre al valore formativo che quella esperienza ebbe per me, oltre alla bellezza di trovarsi con gli attori a scherzare, e di scoprirsi studiati e poi rivedere alcuni propri atteggiamenti riprodotti sul palco da professionisti, oltre alla soddisfazione di aver instaurato rapporti di amicizia con tutti gli altri ragazzi… Oltre a tutto questo, quello che per me è stato veramente essenziale, è stato il cambiamento che ha determinato in me AutoreTeatrale, le prospettive di scrittura che mi sono state aperte davanti, la stima ed il rispetto di un uomo che io per prima stimavo e rispettavo.

Non l’ho più visto né sentito, però, dopo cinque anni, ho avuto il suo indirizzo e-mail da Altradearfriend, il cui padre è regista teatrale e che lo conosce. E’ un po’ di tempo che penso di scrivergli, chissà se si ricorda.

Chissà se ci crederà quando gli dirò che, se sono come sono, lo devo tantissimo alle sue parole dure ed ai suoi rimproveri.

Ancora non sono riuscita a mettere in quello che scrivo ciò che ho dentro, ma se non ci fosse stato AutoreTeatrale magari adesso starei leggendo per la quindicesima volta "Tre Metri Sopra Il Cielo" considerandolo un gran capolavoro, e penserei di avere un talento che mi porterà lontano.

Invece, mi mantengo coi piedi per terra, ricordando che sono una delle migliori tra i peggiori, se voglio essere gentile con me stessa.