In the name of what?

by lacapa

Oggi è il 18 Marzo 2008.

Sto scrivendo poco, in effetti. E’ che non voglio accumulare troppo materiale da pubblicare sul blog.

Ieri avete goduto di una mia fugace apparizione… Ero a casa di Dearfriend Ballerina e ne ho approfittato per farvi sapere che sono viva e che "La Compagnia di Pulizie" non è stata abbandonata a se stessa. Ho anche letto i commenti che mi avete lasciato.

 

Qualcuno mi ha chiesto di poter leggere il racconto che ho presentato al concorso: mi contatti con un messaggio privato qui su splinder, gli darò il mio contatto msn e da lì gli passerò la roba. Really simple.

Pensavo… Quando pubblicherò quello che sto scrivendo in quest’istante, saprò già come le cose si sono evolute, e proverò quel malsano gusto nel godere delle vostre aspettative. Somiglierà un po’ ad un romanzo: io conoscerò la situazione, ma voi ne sarete deliziosamente ignoranti.

 

Vi racconto un po’: sabato sono stata all’Ostello. MisterCameriere2008 non era di turno. Non mi sono arresa e sono tornata là lunedì sera, cioè ieri. Secondo buco nell’acqua. Sono andata lì in prima serata, era ancora presto: le 21.30, o giù di lì. Lui avrebbe dovuto esserci, una settimana fa era di turno proprio di lunedì.

Un suo collega si lamentava con un altro, parlavano di un terzo che non era ancora arrivato, sebbene gli dovesse dare il cambio. Suppongo parlassero proprio di MisterCameriere2008.

Io e Dearfriend Ballerina siamo andate via.

Evidentemente, non era proprio destino. Io i mezzi per rivederlo ce li ho messi, se poi tutto congiura contro la sottoscritta, non posso farci nulla. Sono condannata alla singletudine, non c’è altra spiegazione plausibile. E non saprò mai sei MisterCameriere2008, in realtà, si chiama Luca. Dannazione!

 

In questo post ripeterò all’infinito la parola "ieri". Perché ieri è stata una giornata densa di avvenimenti…

Ieri io e Dearfriend Ballerina siamo andate all’ultimo consiglio di classe della nostra vita, in qualità di rappresentanti. Soliti discorsi dei professori: la classe non s’impegna, non studia, preferisce non venire a scuola, agli esami non farà una bella figura et cetera.

Come faremo a spiegarglielo, senza che si offendano, che noi ormai ci vediamo proiettati nel mondo universitario e che abbiamo capito che un ottanta o un novanta non cambiano niente in chi non mira al cento?

Teniamo la testa bassa, annuiamo, un po’ li prendiamo in giro e promettiamo che cambieremo.

Ieri io e Dearfriend Ballerina siamo state in agenzia di viaggi assieme ai ragazzi di altre due classi per organizzare la nostra gita dell’ultimo anno con mete alternative a quelle proposte dalla scuola. Andremo a Parigi…

Parigi non mi ha mai ispirata granché. Tutti ne parlano con gli occhi sognanti, immaginando la Tour Eiffel, vedendosi camminare nei giardini di Versailles, far shopping sugli Champs Elyseès, incantarsi tra le opere d’arte del Louvre e roba simile.

Io no.

Parigi non era un mio desiderio, però andarci non mi dispiace affatto.

Profia mi ha fatto pensare ad una cosa che io non avevo considerato: Paris è la città di Daniel Pennac.

Quando i miei compagni saranno a fare acquisti per le super-glamour vie parigine, io andrò a Belleville a dare un’occhiata ai luoghi malausseniani, anche solo per verificare che io abbia ambientato correttamente quello che ho letto. Quando riavrò internet, farò perfino una bella ricerca: Pennac insegna in un liceo. Scoprirò qual è, e mi imbucherò. La mia missione? Farmi autografare i romanzi. Stamattina ho finito "La Prosivendola".

All’inizio del libro, Benjamin promette a Julie di amarla fino alla fine dei suoi giorni e Julie gli risponde di accontentarsi di amarla giorno dopo giorno.

E’ proprio una bella risposta.

Pennac sa essere geniale, <i>precisamente</i> geniale. Capirete l’avverbio solo dopo aver letto il libro.

Di questo viaggio a Parigi c’è una cosa che non mi va granché bene: si parte il 27 Aprile e si torna il 2 Maggio.

Il 2 Maggio. Vi dice niente?

A me dice "giorno-dopo-il-Primo-Maggio". A me dice "niente-concertone-neanche-quest’-anno". A me dice "non-potrò-vederlo-nemmeno-alla-televisione". A me dice "fanculo".

 

Oggi pomeriggio sono stranamente infastidita. E nervosa, pure. Non saprei spiegarvi le ragioni. Questo post mi sta istintivamente antipatico.

Il titolo, poi.

"In the name of what?". Puah!

In nome di che cosa, cosa? Stamattina, quando mi sono svegliata, avevo in testa questa domanda, ma non sono in grado di rapportarla a niente che mi sia familiare, al momento.

In the name of…

I puntini di sospensione. Santa invenzione.