Concordanze

by lacapa

Oggi è il 2 Aprile 2008.

Mi rimetto in pari con gli interventi del blog, perché negli ultimi giorni non ho avuto troppe occasioni per scrivere.

Due giorni fa ho avuto modo di guardare una puntata di Anno Zero. Niente di strano, lo vedo quasi ogni volta, giacché il mio Marcuccio è fisso là, ed è sempre pronto a dispensare piccole perle di saggezza.

Gli ospiti erano: la tizia della Sinistra Critica [femminista, comunista, antifascista: a good choise], Casini e Franceschini.

Il tema è sempre quello: la campagna elettorale.

La serata si è svolta più o meno così:

Casini parla.

Franceschini annuisce.

Flavia D’Angeli storce il muso.

Franceschini parla.

Casini annuisce.

Flavia D’Angeli dissente vistosamente.

Flavia D’Angeli parla.

Casini storce il muso.

Franceschini dissente vistosamente.

 

Qualcosa non mi quadrava. Ci ho riflettuto, ho continuato a pensarci, ho perseverato nelle mie cogitazioni… Alla fine ho capito: erano le concordanze che non andavano!

Casini e Franceschini tra un po’ si prendevano per mano e scappavano a correre insieme nei prati come Heidi e la sua capretta, Fiocco Di Neve.

Non hanno litigato, non si sono lanciati le sedie addosso, non si sono insultati, non si sono sputati in faccia a vicenda, non hanno menzionato il nonno l’uno dell’altro [anche perché nonno Casini suppongo sia un SignorNessuno in confronto a Benito Mussolini, quindi alla Santanchè, in questo senso, è andata molto bene contro AlessandraOcchiLampadinosiMussolini].

Direte: un bell’esempio di politica e civiltà.

No. Per due ragioni:

1)Politica e civiltà non possono stare nella stessa frase, tranne che la frase in questione non la pronunci Crozza, allora sarebbe evidente che si tratti di una battuta.

2)Non è che parlavano educatamente di concetti opposti: discutevano ordinatamente della stessa cosa!

E poi certo che gli elettori sono confusi. Non capiscono che differenza ci sia tra segnare una croce su un simbolo piuttosto che su un altro.

Rimango sempre convinta che quasi tutto sia meglio del Berlusca [si legga: la Santanchè è peggio, e per essere peggio di Silvio, ce ne vuole!], però iniziano ad affacciarsi in me seri dubbi sul significato di queste elezioni.

Casini raccontava un aneddoto: suo padre commosso davanti al seggio elettorale. NonnoCasini era un emotivo, evidentemente.

C’è che, però, mi emoziono anche io al pensiero di votare, nonostante non sia un’emotiva.

Ve l’ho detto che mi hanno scippato la borsa, no? Dentro c’era la carta d’identità. Non scherzo quando dico che mi sentivo nuda senza. Ho resistito solo un giorno [Pasqua], poi sono corsa a rifarla. Avevo la sensazione di non esistere, la mia carta d’identità dice CHI io sono, afferma che io SONO. Non avendola, non esistevo. E percepivo di non esistere.

Non credevo di essere così cittadina.

E votare è un grandioso diritto, nonché un sostanziale dovere. Andando alle urne, esercitiamo il nostro potere. Non dimentichiamolo: il Governo è un nostro dipendente. Noi siamo i datori di lavoro, noi forniamo loro un contratto [cazzo, dovremmo fargliene uno a progetto], noi possiamo licenziarli.

La sovranità popolare. Oddio, quanto amo la Costituzione.

Ancora non ho la tessera elettorale. Domani, al più tardi martedì prossimo, vado a ritirarla. Sono emozionata, come NonnoCasini.