Botta di vita

by lacapa

Oggi è il 21 Marzo 2008.

 

Tizia, ieri mattina, è uscita di casa di buon’ora, ha preso il motorino dal garage, ha messo benzina ed è partita.

Per mille ragioni che non vi spiego, aveva bisogno di stare un po’ da sola, di fare un giro col ciclomotore, di prendersi i suoi spazi e respirare, ma sul serio.

Odia il traffico. Quando è in macchina, girarci dentro non l’infastidisce troppo, invece sulle due ruote proprio non lo regge… Cerca di svicolare in ogni maniera possibile, azzarda manovre senza dubbio avventate, scivola da una corsia all’altra con tremenda leggerezza.

Se ieri mattina si fosse trovata nel traffico, avrebbe avuto una crisi isterica, così ha optato per una serie di strade secondarie, periferiche e poco frequentate.

Il due ruote, su quel serpentone d’asfalto e vernice, prendeva rapidamente velocità. Girava l’acceleratore lentamente ma inesorabilmente, non guardava neanche il tachimetro che, trattandosi di un cinquantino, ha la lancetta che si blocca automaticamente a settanta km/h.

Le strade erano favolosamente sgombre, tutte curve larghe e niente incroci.

Più guidava e più si sentiva arrabbiata. Ha tolto una mano dal manubrio e l’ha spiegata come un’ala, nella brezza che la sferzava, mentre il mezzo tremava per la mancanza di stabilità.

Quella sensazione di pericolo non l’ha spaventata. Senza frenare, Tizia ha azzardato una curva piegandosi di lato. Le ruote hanno strisciato, il motorino ha sbandato, e poi è tornata dritta, sicura. Si è avviata allo svincolo con la circonvallazione e, raggiuntolo, non ha rispettato il segnale di dare precedenza e si è immessa nel traffico, lanciata a grande velocità.

Ho abbassato lo sguardo sul tachimetro. Come supponeva, la lancetta era ferma sui settanta, ovviamente superati da tempo. Non ha abbandonato la corsia di sorpasso che un paio di volte.

Un’automobile, davanti a lei, si è spostata sulla sinistra per superarne un’altra. Tizia non se n’è accorta subito, ormai non poteva più frenare né voleva farlo. Si è spostata sulla destra e si è incuneata tra l’auto che stava sorpassando e quella che lo subiva. Se le due macchine avessero sterzato anche minimamente, ci sarebbe stato un bell’incidente. Tizia ha chiuso gli occhi per un istante e quando li ha riaperti il mezzo alla sua destra ha frenato vigorosamente, mentre il pilota di quello alla sua sinistra, non volendo desistere dal portare a compimento la sua manovra, aveva premuto la sua mano sul clacson.

Lei sentiva il cuore batterle forte in petto, aveva il fiatone e sorrideva.

Il motorino, intanto, filava ch’era un piacere sulla circonvallazione lievemente in discesa che, quasi senza svolte, attraversava la città.

Ecco cos’era l’adrenalina. Ecco cosa inibivano i limiti.

Limiti… Non ne voleva sapere niente, dei limiti. Non ieri mattina.

Tizia ha continuato la sua strada senza fermarsi agli stop, zigzagando tra una corsia e l’altra per liberarsi dall’impaccio degli altri viaggiatori, non frenando mai.

Per tutto il percorso non ha pensato altro che, se uno deve morire, tanto vale che lo faccia divertendosi e mandando il mondo a quel paese, piuttosto che aspettando che sia il mondo a farlo.

S’è pentita amaramente di aver indossato il casco. Chissà quanto sarebbe stato bello col vento che spettinava i capelli e li sparpagliava nell’aria.

E cantava, a squarciagola urlava che c’è chi è stato ammaestrato e subisce col capo chinato, noi no.

Che cosa c’entravano gli Articolo 31? Si era svegliata con quella melodia nella testa e non c’era verso che la dimenticasse. Probabilmente, si sarebbe addormentata sussurrandola tra le coperte.

Ormai era fuori città e, tra poche centinaia di metri, il mare avrebbe preso il posto dei palazzi e il sole l’avrebbe abbagliata.

L’aria aveva già un altro odore.

Tizia rallentò piano piano, accostò e si fermò. Respirò a pieni polmoni, si tolse il casco e si sistemò i capelli. Sfiorandoli con le dita s’era stupita: che stupida! Aveva dimenticato che proprio il giorno prima li aveva tagliati corti come un uomo perché quando si guardava allo specchio si odiava, ormai. Aveva voluto cambiare, repentinamente.

Una nuvola oscurò il cielo. Guardò l’orologio del cellulare.

Fece ripartire il motorino, si rimise il casco e tornò in strada, calma stavolta.

Tizia aveva un appuntamento e non voleva arrivare in ritardo.