Lo zoo matematico

by lacapa

La mia professoressa di matematica-e-fisica è convinta di poter spiegare qualsiasi cosa con seno, coseno, pi greco, costanti e grafici. Ed è altresì convinta che i numeri non possano essere un mistero per nessuno che sia dotato di un minimo di cervello.
Lei spiega con gli occhi che le brillano, sorride davanti alla lavagna, fa esempi e propone esperimenti. Noi, ultimo anno del liceo classico, che non abbiamo mai fatto materie scientifiche se non in maniera teorica, la guardiamo con le facce evidentemente a punto interrogativo.

Lei ci fissa: << E’ tutto chiaro? >>
Noi rispondiamo: << Sì, professoressa. >>

E lei si volta, soddisfatta, si volge nuovamente alla lavagna e riprende a spiegare.
Noi ci guardiamo l’un l’altro, cercando di capire dalle reciproche facce se il mistero numerico sia stato dissipato.
Quando, per disgrazia, i nostri sguardi si incrociano, scoppia una risata spontanea.

La professoressa, quando sente rumori strani, si arrabbia.

<< E dove siamo? Allo zoo? >>

Ci chiniamo sui quaderni e ricominciamo a prendere appunti, senza capirci nulla.
Qualcuno, ogni tanto, la interrompe e chiede che rispieghi. Lei rispiega, ogni volta, per più di una volta, sconvolta.
Noi rimaniamo impassibili. Certo, ci sono sempre quei tre che comprendono e tirano un sospiro di sollievo. Ma noi siamo venticinque. Tre su venticinque non sono una buona proporzione, me ne rendo conto anche io che non so fare le divisioni a mente e che non ho mai capito come si svolgesse quel dannato minimo comune multiplo.
Però la professoressa crede che la matematica sia accessibile a chiunque, e che le incognite della vita possano essere risolte trovando il giusto valore della x nelle equazioni.

Matematica [nello specifico, trigonometria] e fisica non sono le mie materie. Datemi il Simposio di Platone da tradurre, lo farò quasi senza lamentarmi. Chiedetemi di recitare le Catilinarie di Cicerone, non c’è problema: le so già a memoria. Chiudetemi in una stanza piena zeppa di libri e datemi un limite di tempo per leggerli tutti, sarà come un piccolo sogno che si avvera.
Ma non azzardatevi nemmeno ad impormi calcoli e formule: divento un mulo, mi blocco e quasi mi lascio prendere dal panico.
Il vecchio professore di matematica, quello che ha tentato di insegnarmi qualcosa per quattro anni, l’aveva capito e aiutava me ed il resto della classe svolgendo la sua materia in maniera teorica e, spesso, filosofica.
Il grand’uomo l’anno scorso è dovuto andare in pensione, così ci è capitata questa donna, tra capo e collo.

Lei, una donna un’equazione, non si è ben resa conto di com’è la situazione, e pensa soltanto che siamo degli scansafatiche. Chissà se si è mai chiesta perchè, in media, i ragazzi scelgano di iscriversi al liceo classico.
Io le direi volentieri che lo fanno per evitare la matematica, però dubito che mi crederebbe.

Una volta mi ha interrogata di trigonometria. Alla lavagna, io e Dearfriend ballerina.

La teoria, tutto ok.

DonnaEquazione: << Allora, LaCapa, facciamo un esercizio. >>

Io [deglutendo]: << Ok… >>

Dearfriend ballerina, alle mie spalle, comincia a ridere.

DonnaEquazione inizia a dettare una roba che per me poteva anche essere aramaico antico. Afferro un gessetto e, con fare sicuro, inizio a scrivere numeri.

DonnaEquazione: << Che stai facendo? >>

Io: << Sto svolgendo l’esercizio… >>

DonnaEquazione: << E come fai se prima non trovi il valore di coseno? >>

Io: << Ah, coseno. >>

DonnaEquazione: << Tu ce l’hai il valore di coseno? >>

Io: << … >>

DonnaEquazione: << Come fai ad avere il valore di coseno se non hai neanche disegnato la circonferenza goniometrica? >>

Io: << … >>

Dearfriend ballerina, alle mie spalle, continua a ridere.

Trovo questo benedetto valore di coseno, dopo aver sudato non avete idea di quanto.

DonnaEquazione: << E adesso? >>

Io: << Devo fare il minimo comune multiplo? >>

DonnaEquazione: << A me lo chiedi? >>

Io: << … >>

DonnaEquazione: << LaCapa, ma lo sai trovare il minimo comune multiplo? >>

Io: << Ehm, sì… >>

DonnaEquazione: << E trovalo! >>

Io: << E’ che ho bisogno di tempo. >>

DonnaEquazione: << Io lo davo per scontato, all’ultimo anno di liceo… Almeno il minimo comune multiplo! >>

Dearfriend ballerina, alle mie spalle, è quasi a terra per le risate.

Io mi volto, la guardo, e scoppio a ridere a mia volta, in faccia a DonnaEquazione, un po’ alterata.

DonnaEquazione: << Ballerina, vediamo un po’ te. >>

Dearfriend ballerina: << Uhm… Ok. >>

DonnaEquazione ricomincia a parlare in aramaico antico.

Nel frattempo, i miei compagni di classe avevano cominciato, dal posto, a suggerirci formule e definizioni varie, mentre noi, stoiche, li guardavamo impassibili, prima di troncare i tentativi di aiuto con un sonoro: "tanto è uguale".

Dearfriend ballerina: << Eh… Uhm. Adesso devo fare la divisione. Qualcuno ha una calcolatrice? >>

DonnaEquazione: << Ma dai! Falla la divisione, scrivila. Non è vergogna! >>

Dearfriend ballerina: << … >>

DonnaEquazione: << Allora, questa divisione? >>

Dearfriend ballerina: << … >>

Dopo qualche minuto è suonata la campana e io e Dearfriend ballerina, ancora ilari e in fase ridiamo-della-nostra-ignoranza-anche-se-dovremmo-piangerne, andiamo a chiedere a DonnaEquazione gli esiti della performance da cabaret della quale eravamo appena state protagoniste.

Cinque e mezzo io, cinque più lei.

DonnaEquazione è una di quelle persone che vivono coi numeri, ma non riesce a capire che c’è qualcuno che può anche farne a meno. Io sono quel qualcuno.
Grazie a DonnaEquazione non potrò avere quel cento agli Esami di Stato, giacchè lei mi ha messo un dannatissimo cinque nel pagellino del primo quadrimestre. Quale commissione sana di mente attribuisce il massimo del punteggio ad una studentessa che ha un’insufficienza? Nessuna.

Ecco, se poi ci aggiungo pure che, quando dovrei stare a studiare l’elettromagnetismo, scrivo un post sulla mia idiosincrasia nei confronti delle materie scientifiche, mi viene anche da pensare che DonnaEquazione abbia fatto bene a non darmi un sei politico.