Sono allergica al polline

by lacapa

Stasera parte la cinquantottesima edizione del Festival di Sanremo. Come ogni anno le promesse sono: grandi ospiti, famosissimi big, promettenti giovani, eccellenti vallette, un riciclato Pippo Baudo…

Ma questa volta il motto è "Svecchiarsi!".

Alcuni dei grandi nomi dell’edizione 2008:
Eugenio Bennato, Loredana Bertè, Toto Cutugno, Little Tony, Amedeo Minghi…

Certo, giacchè è noto che il palco di Sanremo è sempre molto emozionante, spero abbiano un ottimo servizio di pronto intervento, non si sa mai che qualcuno ci lasci le penne per un infarto.

Vi dirò, io l’anno scorso ho guardato solo due puntate: quella in cui ha cantato per la prima volta Simone Cristicchi, e quella in cui ha cantato per la prima volta Fabrizio Moro. Ero così sicura che avrebbero vinto, che non mi è neanche venuta voglia di sentire le altre canzoni in gara.
Due pezzi bellissimi con relative vittorie meritate.
Temi impegnati, quelli.

Anche stavolta i titoli lasciano ben sperare: "L’amore non si spiega" di Sergio Cammariere, "Colpo di Fulmine" di Giò Di Tonno e Lola Ponce [che sono Quasimodo ed Esmeralda di "Notre Dame de Paris" di Cocciante], "Ricordi" dei Finley [perchè la fantasia non è per tutti, e loro lo sanno bene], "Il solito sesso" di Max Gazzè [incontrato in aereo quando sono andata a Roma: i capelli sono proprio veri], "Baciami adesso" di Mietta, "Il mio amico" di Anna Tatangelo, "Grande" di Paolo Meneguzzi…

Sì, i titoli promettono decisamente bene.

Poi c’è uno dei Giovani, tale Jacopo Troiani, che ha deciso di usare il celeberrimo palco dell’Ariston per lanciare un accorato appello. La sua canzone s’intitola "Ho bisogno di sentirmi dire ti voglio bene". Se non lo accontentano dopo questa, non saprà più che pesci prendere, il povero sedicenne.

Ormai, comunque, le chiacchere stanno a zero e l’immancabile polemica festivaliera [?] si è consumata, pronta a riprendere, con vigore rinnovato, quando i riflettori sulla kermesse della canzone italiana saranno spenti e i fiori saccheggiati.
Ma tanto, Sanremo è Sanremo.
C’è una domanda, però, che mi tormenta: perchè?