Smiling

by lacapa

{Post ad alto contenuto personale}

Io sorrido, sorrido sempre.

Quando sono sul mio motorino e, ad un incrocio, non mi danno la precedenza, sorrido, mi fermo, lascio passare, e continuo per la mia strada. Quando, invece, la precedenza me la lasciano, faccio un sorriso ancora più ampio, spesso ricambiato. E questo basta a mettermi di buon umore per affrontare la giornata.

Quando parlo e qualcuno mi sovrasta con la sua voce, prepotentemente, taccio, lascio finire e, dopo, prendo parola, mai rabbuiandomi e molto raramente innervosendomi.

Quando qualcuno mi fa un torto, non sono in grado di portare rancore o di arrabbiarmi. E’ più facile che io prenda le cose con ironia piuttosto che con stizza. Le dears dicono che sono un peluche, perchè sembra che tutto mi scivoli addosso senza lasciare traccia. Se una di loro, coi nervi a fior di pelle, si pone nei miei confronti in maniera poco gentile, io faccio una battuta e smorzo la tensione. Miamiglioreamica è molto irrascibile, eppure con lei non ho litigato che in due occasioni in cinque anni, e mai mi è rimasto l’amaro in bocca, nè è rimasto a lei. Per via di questo mio carattere finisco sempre per fare da arbitro nelle dispute, piuttosto che parteciparvi. E mi va anche bene. Odio le liti.

Quando prendo un voto basso a scuola non mi viene naturale intristirmi o rimanere delusa. "Quattro in trigonometria? Che culo, potevo prendere tre!". In molti dicono che vorrebbero saper guardare il mondo dal mio punto di vista, e riuscire a ridere come faccio io. Lo dicono, però non provano neanche a farlo.

Quando in famiglia il nervosismo collettivo viene sfogato sulla sottoscritta, alzo la testa, mostro il mio imperturbabile sorriso e lascio che le discussioni continuino senza la mia voce tra le altre.

Il fatto è che capita che mi si fraintenda, capita che mi si creda strafottente o superba, capita che si pensi che io viva sulle nuvole e che non mi renda conto che tutto attorno a me si muove. Capita che mi dicano che sto ferma. Che gli altri vanno avanti, mentre io rimango bloccata, indietro, e che non potrò più raggiungerli.

C’è poi da sottolineare il fatto che la mia autostima sta praticamente sotto le scarpe e forse anche un po’ più giù, e che quando mi si attacca sul personale, sulle mie capacità e possibilità, il sorriso vada scemando e si trasformi in una smorfia, appena percepibile. L’espressione si fa seria, il respiro un po’ affannoso e gli occhi lucidi.
Con le dears e con tutti gli altri miei amici io non ci ho mai litigato. Ma proprio mai.
Non succede mai che loro mi facciano pesare i miei mille difetti, che invece di incoraggiarmi mi buttino a terra, che mi ignorino, che pretendano da me più di quanto io sia in grado di offrire.
E’ per questo che quando sono fuori di casa io sono sempre contenta, nei limiti dei miei alti e bassi, ma in linea di massima felice.

Perchè dentro casa, invece, è quasi sempre uno schifo.

Stai sempre al telefono, non pulisci, quel pc è perennemente acceso, una ricarica nel cellulare non ti dura neanche una settimana, a scuola non t’impegni, la tua camera è in disordine, la musica è troppo alta, hai le mani bucate, non ti meriti niente di quello che hai, sei pessima, sei un’oca giuliva, parli a sproposito, pensa a cose più terra terra che tanto vali poco e nulla, non capisci niente, ma guardati quanto sei trasandata, invece di stare sempre a leggere dedicati a qualcosa di più utile, sii un po’ più come tua sorella

E potrei continuare ancora per molto.
Lo so che sono piccolezze. E’ che dovrebbero essere inserite in un contesto che, a grandi linee, è sintetizzabile con: sono la pecora nera della famiglia. O la mosca bianca, se vogliamo dirla in maniera più positiva.
Voglio fare la giornalista, condannandomi ad un futuro di incertezze e di delusioni: inaccettabile. Dovrei stare coi piedi per terra, fare Giurisprudenza e sperare in un posto da impiegato statale.
Passo i pomeriggi a leggere e a scrivere: da idioti. Dovrei studiare dalla mattina alla sera, aiutare a pulire casa e andare a dormire al tramonto.
Chiedo ai miei di dare almeno un’occhiata ai miei racconti: stupido. Tanto non è niente di buono, si tratta sicuramente di storielle banali ed adolescenziali, in più non si possono fomentare desideri così irrealizzabili.
Mia madre e mio padre non hanno idea di come io scriva. Non hanno mai trovato il tempo di chiedermi: "ma che stai scrivendo?", oppure "ti va di farmi leggere qualcosa?". MAI.
Ho detto a mia madre dell’e-mail della redazione: non mi ha chiesto neanche una volta come fosse andata a finire.

E poi, stupiti, Mutter e Padre si domandano per quale ragione io non desideri altro che andare via da qua.
Cazzo, non credo che ci voglia molto a capire che voglio scappare perchè da sola, sicuramente, guadagnerei un po’ di quell’autostima che loro non hanno fatto altro che distruggere.


Io sorrido sempre, ma dopo aver litigato coi miei, non riesco a frenare le lacrime.