Ora di religione – parte 11 [e altre vaccate]

by lacapa

Preparatevi ad un post lungo. Oggi ho roba da narrare.

Ieri sera sono stata alla festa di compleanno di un mio compagno di scuola. Sappiate solo, per immaginare il tipo di serata, che gli è stata regalata una Porsche Carrera, che la cena era a base di sushi ed altre cose strane, che eravamo più di centocinquanta persone, che è stata open bar per tutta la notte, che il locale era uno dei più cool di qua, che era tutto molto internèscional, dal momento che, tra lo spettacolo di flamenco e il cibo, mi venivano presentati tizi la cui provenienza spaziava dal Cile all’Abruzzo.

Io non avevo tanta voglia di andare, ma Dearfriend ballerina mi ha convinta, così, dopo aver cercato e trovato un passaggio, alle 20.00, ho iniziato a prepararmi. L’inizio della serata era previsto per le 20.05.
Doccia rapida, sguardo ultraveloce all’armadio, giusto per prendere le prime cose che mi capitassero sotto tiro, trucco essenziale. Mi sentivo un po’ Arlecchino: scarpe nere, pantaloni grigi, maglioncino [con generoso decollète] marrone. Non ho fatto caso ai colori quando ho frugato tra la mia roba per trovare cosa mettere. Tanto era buio, non si vedeva.

Arrivo al locale alle 22.00, perchè il tipo che mi ha dato il passaggio non conosceva la strada e ci siamo leggermente persi. Entro, mollo il cappotto al guardaroba, e mi dirigo dalle Dears. Incrocio lo sguardo di un tizio e rimango per almeno cinque minuti immobile a fissarlo: era uguale uguale uguale a quel ragazzo di cui talvolta vi ho parlato, quello per cui i miei occhi diventano automaticamente a cuoricino.
Il Sosia sorride e continua a camminare, io tento di riavermi dal piccolo infarto che m’era preso.
Lo mostro alle Dears e, tra vari "caspita, ma è proprio uguale", "uhm, è pure più carino", e "già, fa impressione vederselo passare accanto e sapere che non è lui", i festeggiamenti proseguono normalmente, in maniera piuttosto piacevole devo dire.

Considerando che si trattava di un open bar, ci è voluto poco affinchè l’atmosfera si facesse fra tutti più amichevole. Sosia ed i suoi amici si presentano con me e le dears. Scherziamo, sono simpatici.
Io non amo i mezzi termini.

Io: << Sei proprio identico ad uno che conosco… >>
Sosia: << Non credo sia un complimento! >>
Io: << Invece è il complimento più grande che io possa fare ad un ragazzo. >>
Sosia: << Ma io non voglio somigliare a qualcuno, spero di essere unico. >>
La sottoscritta scoppia a ridere e si allontana.

Avevo i tacchi. Odio i tacchi. Ero stanca di stare in piedi e, nei pressi del mio gruppo, non c’era spazio libero. Un amico del Sosia mi invita a prendere posto sulle sue gambe, su un divanetto. Io, sorridendo, accetto.

PancaUmana: << Sai che io suono in una band? >>
Io [rivolta a Sosia che rideva davanti a me]: << Anche tu? >>
Sosia: << No, io mi limito ad ascoltare… >>
PancaUmana: << Faccio il batterista. Ti piacciono i batteristi? >>
Io: << No, preferisco i bassisti! >>
PancaUmana: << I bassisti? >>
Sosia ridacchia sotto i baffi e continua ad ascoltare la discussione.
Io: << Si, i bassisti. Se poi sono romani allora sono perfetti. Sei bassista? No. Sei romano? Neanche. Mi spiace per te… >>
PancaUmana: << Uhm, ma potrei essere il tuo tipo per altre caratteristiche! >>
Io: << Non mi voglio accontentare, I’m sorry. >>
PancaUmana: << A me hanno insegnato che… >> ammiccando << chi si accontenta GODE! >>
Sosia esplode in una risata.
Io idem.
E non si dica che non so rifiutare le avances con stile. Mi sono alzata in piedi ed ho continuato a scambiare qualche parola con Sosia ma, giacchè sentivo le guance avvampare quando rideva, mi sono defilata con grande rapidità.
Una mia compagna di classe ha cominciato a farmi notare che Sosia mi fissava. Lei e Sosia hanno chiaccherato ed è venuto fuori un profilo di lui che corrisponde esattamente a quello dei miei flirt dell’ultimo periodo: molto carino, simpatico, lontano dalla mia città e, ovviamente, fidanzato.

Vi ho detto che c’era anche un certo cileno alla festa. Ecco, dopo essersi appiccicato a me ed alle altre per tutta la serata, mi becca in un momento in cui ero sola, mi prende per mano [fa pure il baciamano, da perfetto gentleman] e mi porta al centro della pista. Cominciamo un po’ a ballare ma io ero visibilmente annoiata. Alzo lo sguardo verso una specie di soppalco con un balconcino che si affaccia direttamente sul posto dove si balla e noto, con piacere, Sosia sorridente guardarmi. Mi fa un cenno, e mi dice qualcosa come "guarda che ti tengo d’occhio". Io ammicco. Lui, con le dita, fa segno di "a dopo"…

Neanche a dirlo, Dearfriend ballerina, che mi doveva riaccompagnare a casa, arriva rapidissima, indica l’orologio ed annuncia che la carrozza di Cenerentola stava per trasformarsi in zucca.
Non ho avuto neanche il tempo di slacciarmi le scarpe per fingere di perderne una, che già mi trovavo su una macchina lanciata a 110 km/h per le strade deserte del lunedì sera.
Prima di andar via, giacchè raggiungere Sosia era impossibile, mi sono trovata accanto a PancaUmana e, con un sorriso detestabile ed alcolico, ho dichiarato.

<< Sosia ha proprio fatto colpo! >>

PancaUmana ha fatto una strana smorfia. Mi sono voltata, sono entrata in macchina e mi sono lasciata rimproverare da Dearfriend ballerina, secondo la quale Sosia era a dir poco attratto dalla sottoscritta.
Sarà stato il decollète, non può essere altrimenti.
Bello solleticare così la mia autostima.


Andiamo all’ora di religione.
Oggi s’è parlato di omosessualità, e giuro che non mi sono mai divertita così tanto col prof.

Prof: << Allora, parliamo di omosessualità… Non è una malattia!>>

Io [sottovoce]: << Sia lodato, sempre sia lodato… >>


Prof: << E non è vero che gli omosessuali sono discriminati, anzi. >>


Io [tra me e me]: << Ecco, ho parlato troppo. >>

Prof: << Voi che pensate? Lo si nasce o lo si diventa? >>

Compagna 1: << Bhè, per me si nasce… Cioè, non è una scelta, ma una condizione. E’ amore! >>

Prof: << Forse voi non sapete che fino alla pubertà, quando le bambine diventano "signorine", non si hanno alcuni istinti di carattere sessuale, quindi non si può dire se siano etero od omosessuali. E’ una cosa che si acquisisce dopo, la sessualità. E dipende molto dall’ambiente: ma non lo dico io, lo dicono tutti gli psicologi! >>

Compagna 2: << Professore io non credo che si nasca omosessuali. Per me lo si diventa. Che poi, ci sono cose alle quali io non credo assolutamente: gente che a quarant’anni, sposata e con figli, si scopre gay! Ma è assurdo, cioè, assurdo!! >>

Io: << Bhè, se pensi che vent’anni fa, quando magari questa gente di cui tu parli ha scoperto di essere omosessuale, dichiararsi gay equivaleva ad essere emarginati, sembra più che plausibile non dire niente e tenersi tutto dentro, per poi raccontare la verità in tempi meno "sospetti"… Non è che uno si sveglia una mattina e dice "toh, sono gay!", lo è e basta. Da sempre, io credo. Mi spiego, da sempre io so di essere etero. Non è che da bambina, a tre anni, andavo in giro urlando felice "mi piace…" >> e qua mi sono auto-censurata << "mi piacciono i bambini maschi", lo sapevo e basta, senza bisogno di chiedermelo. >>

Compagna 3: << Ma da piccoli non ci si pensa neanche. Dopo cominci a farti domande ed a capire qualcosa. >>

Io: << Ma le risposte alle domande non le tiri fuori dal cilindro. Le hai sempre avute dentro. E poi, le domande che ti fai non sono certo del genere: "ma mi piace la mia compagna di banco o il ragazzino della classe accanto? " >>

Compagna 3: << In base all’ambiente che frequenti ti dai una risposta… >>

Io: << E’ innato. E’ nell’indole di ognuno, c’entra poco l’ambiente! >>

Compagna 3: << I ballerini allora? Moltissimi ballerini sono gay… Perchè questa concentrazione così alta? Sono condizionati dalla situazione che si trovano attorno! >>

Prof: << Ma voi lo sapete che c’è una rivista, anche molto attendibile, che dice che circa il 40% delle donne sono lesbiche? >>

Io [sottovoce]: << Ecco, ora mi ha presa pure per lesbica, questo! >>

Prof: << E comunque ci sono degli psicologi che, se il paziente vuole, aiutano a tornare alla condizione di eterosessualità… >>

Io: << Prof io non credo che si possa essere omosessuali per un periodo e poi tornare etero. Credo però che si possano avere delle curiosità da voler soddisfare, delle perversioni da assecondare, delle trasgressioni da portare a compimento… Credo che poi si possa stancarsi di queste cose, e tornare indietro. Ma quella non è omosessualità, è una maniera particolare di vivere la propria sessualità, condivisibile o meno! >>

Prof: << Si vede che non avete studiato psicologia! E poi, perfino la cara scienza mi da’ ragione… >>

Compagno 1: << Ma professore, lei sa meglio di me che la scienza non può spiegare tutto. >>

Prof: << Giustissimo! La scienza non ha affatto tutte le risposte. >>

Compagna 4: << Bhè, dal punto di vista genetico siamo d’accordo tutti che non c’è niente che distingua un etero da un omosessuale, ma da quello psicologico c’è un mare di distanza. >>

Compagna 5: << Geneticamente non c’è differenza tra me ed altri, eppure io ho un carattere, dei gusti e delle preferenze diversi da quelli di chi mi sta attorno. E li ho da sempre, non li ho sviluppati col tempo! >>

Io: << Ci sono delle pulsioni… >>

Prof [interrompendomi irritato e togliendomi la parola]: << Pulsioni?! Non riduciamo tutto a queste cose così carnali. >>

Abbiamo continuato molto a lungo il discorso, ma si finiva per dire sempre le stesse cose con parole diverse. Quando sono uscita dalla classe, Miamiglioreamica mi ha presa per mano per dirmi qualcosa. E io, ad alta voce, così che chiunque fosse nelle vicinanze potesse sentire.

<< Attenta! Non tenermi la mano così, che potrei diventare lesbica… >>