“Ora ci frugano, no?”

by lacapa

Facciamo che questo è un post in pausa. Nel senso che ho tanta voglia di scrivere ma nessuna energia per farlo.

Facciamo che questo post in pausa lo completo domani col parlarvi delle mie vacanze romane.

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Roma capoccia

Antonello Venditti

Quanto sei bella Roma quand’e’ sera
quando la luna se specchia
dentro ar fontanone
e le coppiette se ne vanno via,
quanto sei bella Roma quando piove.

Quanto sei bella Roma quand’e’ er tramonto
quando l’arancio rosseggia
ancora sui sette colli
e le finestre so’ tanti occhi,
che te sembrano dì: quanto sei bella.

Oggi me sembra che
er tempo se sia fermato qui,
vedo la maestà der Colosseo
vedo la santità der cupolone,
e so’ piu’ vivo e so’ più bbono
no nun te lasso mai

Roma capoccia der mondo infame,
na carrozzella va co du stranieri
un robivecchi te chiede un po’de stracci
li passeracci so’usignoli;
io ce so’nato Roma,
io t’ho scoperta stamattina.

Era la quinta volta che visitavo Roma. Emozionante, come sempre.
Ero con Miamiglioreamica, Dearfriend ballerina, Dearlowe, Dearfriend bellissima e Altradearfriend…
Vi farei un resoconto dettagliato, ma per deformazione futuro-professionale, tendo ad essere parecchio precisa, quindi evito di trascrivere un verbale della vacanza.

Vi basti sapere che, in aeroporto, visto che era la prima volta che ci entravo per partire io, non sapevo bene come muovermi. Arrivata al metal detector, mi giro e guardo le dears tutte intente a mollare la roba negli appositi cestini.

Io: << Ora ci frugano, no? >> Ad alta voce.
Loro: << Ma che vuole da noi ‘sta pazza? >> Girandosi e fingendo di non conoscermi, dal momento che tutta la fila si era voltata e ci guardava con aria interrogativa, indecisa se ridere o prenderci per il culo.

Vi basti sapere che il proprietario del Bed & Breakfast nel quale, alla fine, abbiamo dormito era uguale/identico al mio mitico prof di religione. Grand’uomo!

Vi basti sapere che ogni singola notte "la santità der cupolone" ci guidava verso casa. Pensate: l’avevamo a due passi ma non l’abbiamo mai visto con la luce del giorno.

Vi basti sapere che tanta gente si lamentava della metropolitana, degli autobus e dei tram, mentre noi ne ammiravamo la puntualità e la pulizia. Immaginate come siamo messi a Catania.

Vi basti sapere che siamo riuscite a camminare da Piazza del Popolo al Colosseo, passando per tutti vicoli nei dintorni di via del Corso, attraversando tutte le piazze possibili, senza aver mangiato nulla. Abbiamo fatto un conto, coadiuvate da Google Earth… Undici chilometri… E probabilmente erano molti di più.

Vi basti sapere che io e Dearfriend ballerina abbiamo deciso che la pista di pattinaggio sul ghiaccio nei pressi di Castel Sant’Angelo, alle due di notte, fosse priva di qualsivoglia controllo. Quindi, dopo aver sapientemente scavalcato il recinto, abbiamo cominciato a scivolare con le nostre amatissime scarpe da tennis.

Custode: << Ehi! Ferme là! >> Urlando incazzato come una iena.
Io & Dearfriend ballerina: << Cazzoooo! Corri, corri, corri, corri… >>

Tentando di correre, ma in realtà rimanendo ferme al centro della pista bagnata. Tra scivoloni e tentativi di fuga, siamo riuscite a scavalcare e tornare in strada, dove ci attendevano le altre dears. Tutte insieme abbiamo cominciato a scappare, ridendo, mentre il custode ci inseguiva brandendo, minaccioso, una scopa.

Vi basti sapere che in Via Condotti, dopo che un paio di dears avevano speso un mezzo capitale da Gucci, siamo state colte alla sprovvista dalla pioggia. Un ambulante ci ha fermate vendendo ombrelli. Noi, cosa che mi è sembrata alquanto ridicola, ci siamo messe a contrattare per il prezzo. L’ambulante, nel porgerci gli ombrelli da noi acquistati, ha lasciato cadere in terra tutti gli altri. Io, mi sono chinata e li ho raccolti per dargli una mano. Li stavo tenendo in attesa di darglieli indietro, quando si ferma una signora.


Signora: << Scusa, quant’è uno? >>

Io: << Uno tre euro, due cinque. >>
Signora: << Ma funzionano? >>
Io: << Bhè signora, non posso mettermi a fare il controllo qualità, però in linea di massima dovrebbero funzionare… >>
Signora: << Ma ci sono solo questi colori? >>
Io: << Si, ma se vuole un consiglio non ci faccia troppo caso. Sta piovendo, pensi a ripararsi… >>
Signora: << Giusto, hai ragione. Me lo scegli tu? >>
Io: << Prego, ma se vuole un altro consiglio ne prenda due. Così aiuta qua il ragazzo, che ci campa con questo mestiere. E poi le conviene. In tempo di crisi… >>
Signora: << Ma lo sai che sei simpatica te? Dammi due ombrelli… >>

L’ambulante mi guardava ammirato.
Ho incontrato la signora pochi minuti dopo, al Disney Store.

Signora: << Eccoti! >>
Io: << Ohhh, signora, che piacere! Com’erano gli ombrelli? >>
Signora: << Erano rotti! >>
Io: << Signora, mi dispiace tantissimo. Dovrei cercare di garantirmi i clienti… Continuando così, rimango senza una lira! >>
Signora: << Aspetta, voglio presentarti mia figlia… >>
La signora si gira e va a cercare la figlia. Intanto, le dears vanno a pagare e mi lasciano con tutte le loro borse e buste in mano. Quando la signora e la figlia tornano, mi trovano piena di roba fino alla testa.
Figlia: << Piacere, FigliaDellaSignora… >>
Io: << Piacere, Venditrice di Ombrelli e, occasionalmente, Attaccapanni di fiducia! >>


Dopo un’altra breve conversazione, la Signora e la Figlia hanno voluto essere fotografate con la sottoscritta. Neanche fossi un’attrazione turistica.

Vi basti sapere che a Monte Citorio tre ragazzi, due Cameramen ed un Mago, ci hanno volute come cavie per qualche piccolo gioco di prestigio. Simpaticissimi e bravissimi.

Vi basti sapere che eravamo alquanto stizzite del fatto che i ragazzi romani non ci si filassero. Insomma, noi siamo abituate ad essere considerate parecchio, e camminare senza che nessuno ci notasse era parecchio strano. Comunque, giacchè siamo ragazze ed adoriamo essere oche, abbiamo deciso di metterci a dare i voti ai ragazzi che incrociavamo.
Lunedì sera dovevamo arrivare in Piazza Trilussa, ma non avevamo idea della strada che dovevamo fare. Così, ad un semaforo, mi avvicino ad un ragazzo su un motorino. Aveva appena finito di piovere.

Io: << Scusa, mi sai dire che strada devo fare per Piazza Trilussa? >>
Tizio: << Bhè, devi tornà ‘ndietro, poi sempre dritto, poi a destra dove ce stanno quelle due luci là, e sei arrivata! >> Si volta, e porta un po’ indietro il casco.
Dearfriend Ballerina [alle mie spalle]: << Minchia!! Nove… >> Tono acutissimo, voce molto alta. Mi si fionda addosso e lo saluta, imitata dalle altre.
Io: << Ma non c’è una strada più breve? Piove! >>
Tizio: << E lo dici a me? Sto col motorino… >>
Io: << Bhè, grazie! >>
Tizio: << Tranquille che la trovate la piazza. Ragazze belle come voi non se perdono… >>


Oltre ad essere bello, ha anche risollevato il nostro ego femminile.

Vi basti sapere che, alla Fontana di Trevi, due giapponesi desideravano ardentemente che noi facessimo loro da modelle. Il risultato è stato un numero imprecisato ed imprecisabile di foto che i due tipi hanno con noi sorridenti e felici come protagoniste.

Vi basti sapere che Tor Vergata ci ha fatto paura. Siamo arrivate lì io e Dearlowe, e non siamo riuscite a parlare per tutta la nostra permanenza là dentro.
In serata.

Dearlowe: << Sai, mylowe, che io a Tor Vergata sono entrata solo perchè c’eri tu? >>
Io: << Sai, mylowe, che io a Tor Vergata sono entrata solo perchè c’eri tu? >>
Dearlowe: << Siamo due pirla… Ma là era da sogno! >>

La stessa serata, siamo state con una cugina di Miamiglioreamica e tre suoi amici, tutti trapiantati a Roma da altre città. Uno di Noto, uno di Asti ed un’altro non ricordo bene di dove fosse. Bhè, parlavano della Capitale con gli occhi che brillavano. Dicevano che la scelta di mollare tutto per andare a vivere là, lavorando e studiando, per quanto fosse stata difficile, è la migliore che abbiano mai fatto per loro stessi.

Io: << Mylowe, domani dobbiamo proprio prenderlo quell’aereo? >>
Dearlowe: << Se restiamo, pensi che qualcuno possa arrabbiarsi? >>

I tizi erano un 8 ed un 8,5… L’altro, è solo un viso appannato nella mia testa.

Vi basti sapere che i cornetti caldi alla nutella alle tre del mattino, quando fuori diluvia, sono una goduria come poche. Ne abbiamo mangiati almeno tre a testa e, se non avessimo dovuto andare a casa a preparare le valigie, sarebbero stati molti di più.

Vi basti sapere che, ancora una volta, le dears si sono rivelate fantastiche compagne di viaggio. Splendide in tutto e per tutto.

Dio, quanto amo Roma.