Let them know it’s Christmas time

by lacapa

Tra ieri a cena ed oggi a pranzo ho mangiato quanto un maiale che deve essere mandato al macello. Mi compiaccio della capienza del mio stomaco. Certo, adesso mi muovo con la lentezza di una donna al nono mese di una gravidanza plurigemellare, ma non importa. Sono pienamente soddisfatta.

Non è che per me il Natale abbia un qualche valore religioso. Figurarsi.

Sinceramente, non ha neanche un grande valore affettivo. Insomma, ogni anno è sempre la solita storia: cena della vigilia da parenti che vedo soltanto quando è rosso sul calendario.

Sono molto venale: del Natale mi piacciono i regali da scartare. Non tanto per i regali in quanto tali, ma proprio per il piacere di aprire pacchetti, strappare carta traslucida, scoprire cosa ho ricevuto…

Babbo Natale, anche quest’anno, se n’è bellamente fregato delle mie richieste.

Di pc portatile neanche l’ombra, stesso discorso vale per la ventina di libri richiesti [me n’è arrivato solo uno, ma che supera le 900 pagine, quindi mi accontento… "Mani Sporche"] e per la giornata relax con aitanti massaggiatori. Per la lotteria, ancora non è detta l’ultima parola.

Tranquilli, non vi descriverò gli altri regali ricevuti: non ve ne frega niente nè sono interessata a parlarvene…

Vi racconto invece del regalino di Natale che ho fatto a mia madre [sono sadica e cattiva, si, lo so].

Ho l’innata capacità di trovare sempre i momenti migliori per dire le cose più brutte. Un esempio:

Quando ho fatto diciotto anni, la mia cara mammina, alle sette del mattino, è venuta a svegliarmi per darmi il buongiorno e farmi gli auguri:

Lei: << Auguri amore mio! >> Tenerezza assurda, alla quale io non sono assolutamente abituata, accompagnata da bacio sulla fronte.

Io: << ‘Fanculo mamma! Da oggi posso fare quello che voglio… >> Girandomi dall’altra parte del letto e continuando a dormire.

Ecco. L’avevo sempre detto che la mia prima azione da maggiorenne sarebbe stata fanculizzare i parents, e l’ho fatto.

Ieri, a mezzanotte, c’è stato il classico momento "baci&abbracci".

Mia madre mi abbraccia sorridendo.

Lei: << Auguri Lu’ >>

Io: << Auguri Ma’… Ho comprato i biglietti per Roma, a febbraio parto! >>

Ho visto il volto di mia madre diventare color arcobaleno, ho creduto di sentire in anticipo un urlo da soprano, di quelli che fanno esplodere i vetri e, sentito anche il dolore dello schiaffone che non sono riuscita ad evitare, ho vigliaccamente deciso di ripiegare.

Io: << Scherzavo! >>

Sospirone di sollievo della genitrice.

Ma io a febbraio parto, quindi devo trovare, al più presto, un momento per dirle tutto. Anche perchè, affrontare lei e mio padre insieme è impossibile.

Pensavo di parlarle il 27, quando mi accompagnerà all’Avis a donare il sangue. Un atto di cotanta generosità la renderà certo un minimo contenta di me, quindi il colpo le farà meno male.

Certo, c’è Capodanno di mezzo… Se, per punizione, mi impedisse di passarlo coi miei amici?

Anche a questo devo pensare.

Però, se faccio passare altro tempo, il concerto dei Negramaro sarà troppo vicino e rischio di non poterci andare.

Mi aspetto ritorsioni, anche pesanti.

Avete suggerimenti per l’occasione adatta?

Avevo pensato… A Capodanno, a mezzanotte, quando sarò coi miei amici, lei mi chiamerà per farmi gli auguri o qualcosa del genere e io, toh, per telefono! La dovrei affrontare al mio ritorno, ma intanto mi sarei tolta un bel peso.