Prima fissa

by lacapa

Ve l’avevo annunciato che avrei cominciato a raccontarvi delle mie piccole fissazioni. Non è che io sia una troppo normale.

Colleziono pietre inutili.

<< Embè? >> Direte.

<< Quanti sono quelli che collezionano quarzi, lapislazzuli, ossidiane e robette varie! >> Continuerete.

Il fatto è che io non cerco quarzi, lapislazzuli, ossidiane e robette varie, ma proprio pietre. Da ogni posto dove vado, ne porto con me qualcuna.

Quando ero più piccola, a sette anni credo, trovai per strada una moneta. La portai a casa tutta contenta: credevo fossero 50 lire. Mia madre la guardò, mio padre la guardò, mia sorella la guardò. Convennero tutti che non erano lire. Dopo altre ed accurate osservazioni, riuscimmo a trovare l’incisione di una data: 1867. Era una monetina d’argento coniata quando ancora c’era il re.

Ce l’ho ancora, è conservata con cura.

A seguito di quel ritrovamento, mi appassionai all’archeologia, così, quando quell’anno andai in gita con la mia classe a Randazzo, tenevo lo sguardo fisso a terra sperando di trovare qualcosa di datato. Non avevo trovato nulla, e stavo poggiata al muro di un castello che stavamo visitando. Mi misi a giocare con i mattoni rovinati e sporgenti, e si staccò un pezzo di pietra. Non sapevo che fare… Lo presi da terra e lo misi nel mio zainetto.

Avevo trovato quel qualcosa di datato.

Da allora in poi, dovunque andassi, cercavo pietre da portare con me.

Da Roma ho un frammento di Colosseo, da Segesta e Selinunte due pezzi di Tempi risalenti al periodo della Magna Grecia, da Catania ho un mattoncino di Via Etnea, da Verona dei ciottoli presi dal cortile adiacente il famosissimo balcone, di Firenze ho una minuscola roccia presa su Ponte Vecchio, l’angolo di una mattonella da Piazza San Marco a Venezia…

Anni fa, ho passato, con la mia famiglia, un mese in giro per Germania, Austria, Svizzera e Repubblica Ceca. Ero contentissima, soprattutto perchè vedere così tanti posti nuovi in così poco tempo non mi era mai capitato.

Giravo con una piccola borsa a tracolla beige, in cui entravano a stento un paio di libri.

Al ventesimo giorno, dovetti lasciarla in albergo: pesava troppo. C’erano almeno cinque chili di pietre là dentro. Prendevo i sanpietrini dalle strade. Bonn, Colonia, Dussendorf, Siegburg, Vienna, Praga… Un pezzo di città per volta, ed ero contenta. Non perdevo mai d’occhio i miei reperti: se li avessi lasciati in camera, magari quelli delle pulizie in albergo li avrebbero gettati, pensando che non fossero niente di importante.

Da Lipari, quest’estate, ho portato via un sassolino dalla spiaggia più bella. Intendo farlo diventare il ciondolo per una collana.

Da Agrigento, non potevo tornare a mani vuote, così alla Valle Dei Templi mi sono messa a cercare un sasso che mi piacesse: ne ho trovato uno molto interessante, arancione chiaro. Proprio bello.

Che poi, visto che in casa mia questa malsana passione non è affatto assecondata, non riesco mai a tenere i miei pargoli catalogati ed ordinati. Fortuna che, di ognuno, mi ricordo alla perfezione dove è stato preso e in che occasione.

Io e le mie pietre.

(Piccola precisazione: non mi metto a rompere i monumenti o a disintegrare la strade, se è questo quello che pensate, bensì mi limito a portar via roba caduta per terra e calpestata chissà quante volte dai turisti.)