Futurama

by lacapa

Il futuro è un argomento di conversazione molto ampio, che si presta ad un numero imprecisato ed imprecisabile di elucubrazioni, perlopiù inutili, perlopiù banali, perlopiù riciclate.

Isaac Asimov immaginava che, tra una decina di anni, il mondo sarebbe stato governato da robot programmati dall’uomo ma capaci di renderglisi indipendenti grazie a soltanto tre leggi inviolabili. Il romanzo di cui parlo, "Io, Robot", racconta della rivolta di questi androidi, e della loro sconfitta, dura da ottenere e quasi impossibile da mantenere nel tempo. Macchine ribelli ed esseri umani impotenti dinnanzi alle loro stesse creature.

Ma quella di Asimov era solo fantasia, le sue solo previsioni, infondate, riguardo un futuro remoto e ancora difficile da immaginare.

Eppure il quesito posto dal libro è attuale, presente, ormai quasi tangibile: per quanto tempo ancora gli uomini riusciranno a controllare le proprie creazioni? Per quanto ancora la scienza sarà al nostro servizio e non viceversa?

Hobsbawn, parlando del Ventesimo secolo, diceva che "nella misura uin cui la scienza interferisce con l’ordine naturale delle cose, essa risulta intrinsecamente pericolosa".

Erano gli anni Novanta: Dolly era un esperimento senza proseliti, gli OGM facevano paura, il pensiero della Guerra Fredda e della corsa agli armamenti nucleari gelava il sangue e il ricordo di Chernobyl velava di sospetto l’idea di progresso industriale e scientifico.

Siamo nel primo decennio del nuovo millennio: Dolly ha figli, nipoti e pronipoti, però è invecchiata prima delle sue quasi-simili, gli OGM sono al fresco in frigo, la Guerra Fredda e Chernobyl sono sui libri di storia, e la maratona agli armamenti è giunta alle tappe finali.

La scienza oggi intimorisce, politici ed ecclesiastici in primis.

E’ strano. Non si tratta solo di clonazione, robotica, nucleare o ingegneria genetica, ma anche e soprattutto di medicina e di ricerca.

Scienza sono le cellule staminali embrionali, la fecondazione assistita o lo studio sulle malattie che sono la peste del nostro secolo.

Dove saremmo se Pasteur non avesse studiato sul vaccino?

In virtù della risposta a questa domanda, è più che comprensibile lo sdegno di Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina, quando, nel suo discorso tenuto il 13 Febbraio 2001 a Montecitorio, ha dichiarato: << Solo in tempi bui la scienza è stata bloccata. Oggi più che mai bisogna affermare il principio che gli scienziati hanno il diritto di partecipare alle decisioni politiche piuttosto che essere vittime di movimenti oscurantisti ed antiscientisti. >>

E probabilmente questi sono tempi bui, tempi in cui deputati e senatori decidono i fondi da destinare alla ricerca in base al consenso che potrebbero ottenere in seguito, ai voti che guadagnerebbero se…, al fastidio che darebbero a qualcuno se non…

Scienza e medicina asservite al potere politico e religioso. Chissà Brecht quanti altri discorsi immaginari di Galileo Galilei idealizzati dovrebbe scrivere.

"[…] Misi la mia sapienza a disposizione dei potenti perchè la usassero, o non la usassero, o ne abusassero, a seconda dei loro fini. Ho tradito la mia professione, e quando un uomo ha fatto ciò che ho fatto io, la sua presenza non può essere tollerata nei ranghi della scienza." [fonte: Bertold Brecht, Vita di Galileo].

L’atto di dolore dello studioso.

Mea culpa.

Mea maxima culpa.