Meno di un anno dopo

by lacapa

Domani è il 2/12/07. DueDicembreDuemilasette.

Una data come un’altra, una domenica come un’altra. Per qualcuno. Non per me: sono catanese.

Domani si gioca Catania – Palermo allo stadio Angelo Massimino, a pochi passi da casa mia.

Saranno passati dieci mesi esatti dalla morte di Filippo Raciti, avvenuta dopo quella dannatissima partita.

Era il 2/02/07. DueFebbraioDuemilasette.

Dalla finestra della mia camera, proprio accanto alla scrivania con il computer, vedevo ragazzi correre e non ne capivo la ragione. Non seguo il calcio, non m’interessa. Ogni tanto, però, sentivo al piano di sotto rumori strani: il resto della mia famiglia, riunita davanti allo schermo grande per seguire il match, sottolineava ad alta voce i momenti salienti della partita.

Quando è successo il tutto io ero davanti al pc ad aggiornare un blog [che adesso è chiuso] e non avrei mai immaginato niente che potesse essere solo lontanamente simile a quello che è effettivamente successo.

I vetri hanno cominciato a tremare, mi sono preoccupata. Ho acceso la televisione della mi stanza: ovunque davano la notizia dei violentissimi scontri tra ultras palermitani, catanesi e poliziotti. E io, quelle scene, avrei potuto vederle con i miei occhi se fossi uscita di casa e avessi fatto una brevissima passeggiata.

Poi la notizia della morte dell’ispettore Raciti, la sua apologia che passava per tutti i canali, la faccia di sua moglie e di sua figlia su ogni rete.

Dal 3 fino al 5 Febbraio, qui a Catania, è la festa di Sant’Agata. ‘A Santuzza, come la si chiama comunemente.

Religiosità e consumismo, parole d’ordine per il corretto svolgimento di ogni celebrazione cattolica.

Ero convinta allora, e sono convinta ancora, che quegli idioti che quel pomeriggio stavano allo stadio a fare il casino che hanno fatto, due giorni dopo erano vestiti di bianco, per le vie del centro storico, dichiarandosi fedelissimi alla Santa, portando, in segno di penitenza, enormi ceri pesanti più di cento chili, pronti a portare in spalla il fercolo, la vara, chiedendosi e poi rispondendosi: << Siamo tutti devoti? Tutti? >> << Certo, certo! Cittadini, evviva Sant’Agata, evviva Sant’Agata! >>.

Perchè qui la si festeggia così, la Santuzza.

Io ero dell’opinione che si dovesse fermare tutto, dopo quello che è successo. Invece no, la macchina organizzativa della diocesi non poteva permettere che si facesse solo una sobria messa, in chiesa.

Solo il giorno prima la città intera aveva subito un lutto, e già l’indomani si sparavano i fuochi d’artificio in onore delle Carrozze addobbate per devozione alla patrona.

Preferisco sorvolare su come credo sia stata gestita la questione della morte di Raciti dai media, dalla moglie, dalla polizia e dalle istituzioni. Non m’interessa criticare, perchè le mie parole lascerebbero il tempo che trovano e sarebbero solo poche in mezzo al mucchio, però so che domani è importante.

Io fermerei tutto. Fermerei il campionato, che è uno schifo; chiuderei le tifoserie organizzate, che sono covo di estremisti che non hanno un briciolo di cervello e pensano che si faccia politica dagli spalti di uno stadio; protesterei contro le decisioni di chi davvero conta, perchè quando è morto uno delle forze dell’ordine si sono sospese le partite e se n’è parlato per mesi, ma quando sorte simile è toccata ad un tifoso, i giocatori sono scesi in campo ugualmente ed oggi di lui già non si dice più nulla.

Dieci mesi fa, mi sono vergognata profondamente di essere catanese. Domani, spero di non doverlo fare ancora. Spero che sulle gradinate ci siano solo tifosi e nessun idiota, spero che in campo i professionisti si comportino come chi sa di avere il potere di fomentare le masse e cerchino di essere leali, una volta tanto.

Io, comunque, la partita non la guardo.