Ora di religione – parte 7

by lacapa

Comincio ad avere un rapporto con il professore di religione anche fuori dalle sue ore, il che mi induce a pensare che non sia un emerito idiota, ma solo un fedele. Quindi amen. La pensiamo in maniera opposta su tutto, però mi diverte avere un confronto con lui, indi per cui, le lezioni non mi pesano, anche se trattasi di una sesta ora, anche se potrei anche andare via prima visto che mi sono fatta esonerare, anche se non riuscirò mai a convincerlo di avere ragione.

Ieri ho incontrato il caro profio per i corridoi e lui ha deciso che io fossi la persona più adeguata alla quale raccontare la propria nottata, passata insonne a reggere la fronte della pulzella sua figlia in fase di vomito-acuto. Io, che volentieri avrei fatto a meno di colorite descrizioni e smielate affermazioni genitoriali, stavo proprio per defilarmi quando costui, guardandomi pensoso, commenta il mio aspetto di quel mattino.

Prof: << Hai fatto le ore piccole anche tu ieri sera? >>

Io: << No, professore. Perchè? >>

Prof: << Ti vedo parecchio assonnata! >>

Io: << No no, sono sveglissima… >> Avevo appena finito il mio terzo caffè della mattinata, ci credo che ero sveglia.

Prof: << Non si direbbe. Ma tu un pò di fondotinta, fard, ombretto… No, vero? >>

Io: << Decisamente no, professore! >>

Prof: << In genere, voi donne, avete la bella abitudine di truccarvi per noi, tu non sei il tipo? >>

Io: << Affatto. >> Mi sveglio ogni mattina alle 7.00, rimango a rigirarmi sotto le coperte fino alle 7.30 pensando a che scusa inventare per non andare a scuola. Quando, finalmente, mi alzo, ingaggio una lotta con mia sorella per il possesso del bagno: per un quarto d’ora tiriamo giù tutti i santi dal paradiso, prima di capire che potremmo anche lavarci contemporaneamente. Dopo essermi lavata e vestita, aver vinto contro il mio cane la battaglia per il possesso delle calze, la soave voce della mia mammina urlante, mi avverte che "il latte è prontooo": io odio il latte, mi nausea, mi pesa, mi fa stare male. Dopo 18 anni mia madre non ha capito che la mia intolleranza non è un capriccio. Bevo forzatamente il latte e subito dopo, cazzo, guardo l’orologio. Sono le 8.00 e ho solo dieci minuti per arrivare dall’altra parte della città. Mi fiondo in garage, recupero il motorino, lo faccio partire a forza di calci e bestemmie e mi immetto nel traffico cittadino, rischiando più volte la vita con manovre azzardate che hanno lo scopo di non farmi perdere tempo, il tutto per essere puntuale all’appello delle 8.15. In tutto ciò, dovrei anche truccarmi? Per chi, poi? Il professore di religione? Decisamente no.

 

Ma andiamo al tema del giorno, come sempre di scottante attualità [mi sento un po’ Lucignolo]: l’aborto.

L’abbiamo linciato, ottenendo così un cambiamento radicale del programma di discussione: eutanasia! Che allegria: parliamo di morte!

Prof: << Allora, LaCapa, è da tanto che non mi fai presente la tua opinione. Dimmi: ti piace l’eutanasia? >>

Io: << Si, certo! E’ il mio piatto preferito, dopo la pasta alla norma e la torta al limone. >>

Prof: << Non scherziamo. Ne avete mai parlato? >>

Io: << Si, ma male… Superficialmente. >>

Prof: << Perchè? >>

Io: << Perchè nessuno è stato capace, finora, di parlarci come si deve di eutanasia attiva, passiva ed accanimento terapeutico. >>

Prof: << Bene, noi lo faremo. Ma sentiamo l’opinione di qualcun altro. Compagna 1, tu cosa ne pensi? >>

Compagna 1: << Bhè, non conosco l’argomento, posso solo dire che secondo me è una cosa che dipende molto dalla situazione! >>

Prof: << E dovremmo quindi fare leggi diverse per ogni possibile situazione? La legge è una sola, e deve essere applicata. Adesso tutti tendete a parlare di casistica, e non mi meraviglio, perchè siete giovani. Vi racconto un aneddoto: ero a cena da amici ed abbiamo cominciato a parlare di relazioni sentimentali. Ad un certo punto, un amico, dice che lui, pur amando sua moglie, non ci vede niente di male ad avere un’altra donna: si giustificava asserendo che per sua moglia lui prova amore, e che l’amante è solo sesso. Io gli ho risposto che mi stupiva sentire una cosa del genere da uno come lui, a quarant’anni suonati. Ragazzi, capite? Parlava come se avesse avuto la vostra età e si appellava alla casistica specifica della sua situazione. >>

Compagna 2: << Che significa, scusi? Mica noi, perchè siamo giovani, abbiamo idee totalmente sballate. Neanche io concordo con quello che ha detto il suo amico, ma perchè non è condivisibile. >>

Prof: << Quell’uomo è sposato… Ragazzi, non prendiamoci in giro. Nessuno crede più in quella storia dell’amore eterno, da adolescenti, di quello che dura per sempre. Il matrimonio è una scelta, però, che deve essere portata a termine con coscienza e fede. >>

Io: << Scusi, professore. Secondo quello che lei ha appena detto, se non crede che l’amore sia eterno, mette in discussione l’essenza stessa del matrimonio. In pratica, lei sta dicendo che, dopo qualche tempo, il matrimonio si regge solo sulla fede o, peggio, sull’abitudine. >>

Prof: << No, dico solo che essere cristiano al giorno d’oggi è difficile e che il matrimonio è una scelta! >>

Compagna 2: << E quindi, se non si ama più una persona, bisogna continuare a starci nonostante tutto? >>

Prof: << Ci si separa. >>

Compagna 3: << Ma ponga che lei, un giorno, smetta di amare sua moglie: cosa farebbe? >>

Prof: << Mi separerei? >>

Compagna 4: << Ma è solo una presa in giro, la separazione. Lo sa, vero? >>

Io: << Professore, si tratta di una situazione di stasi, di stallo:  lei non vivrebbe più con sua moglie, eppure non potrebbe rifarsi una vita, pensare a sé stesso! >>

Prof: << Io non devo pensare a fare quello che credo sia bene per me, ma devo seguire gli insegnamenti di Cristo come sono diffusi dalla Chiesa! >>

Io: << Evviva… >>

 

Dopo l’ultima affermazione del profio, la sottoscritta ha deciso di dedicarsi ad una più produttiva occupazione: leggere Pennac.