Scoperta interessante

by lacapa

La notizia è vecchia di qualche giorno, ma non per questo poco interessante.

Non ne potevo più di sentirmi dire che "non ha senso che t’impegni adesso, tanto all’Università non ti servirà a nulla!", "Anche se uscirai con 100, non è detto che supererai i test. I raccomandati sono sempre un passo avanti…"

Voi, che mi avete scoraggiata per anni: tiè, tiè, tiè.

Roma, 27 Luglio 2007:

Precedenza agli studenti più bravi alle scuole superiori, che negli esami di ammissione alle facoltà universitarie a numero chiuso potranno beneficiare del credito conquistato negli ultimi tre anni di scuola superiore. Il Consiglio dei ministri ha appena dato il "via libera" a un decreto interministeriale, che obbliga gli atenei a tener conto del voto ottenuto alla maturità e dei risultati conseguiti nel triennio che la precede, nel punteggio finale delle selezioni che ormai vengono svolte in un terzo delle facoltà universitarie italiane.

Il decreto legislativo Fioroni-Mussi prevede che nel punteggio per l’ammissione ai corsi universitari 80 punti siano assegnati in base al risultato del test d’ingresso e 25 punti aggiuntivi siano la "dote" che ciascuno studente porta in base al proprio curriculum scolastico e dunque ai risultati di eccellenza conseguiti a scuola. A formare la dote dei 25 punti contribuiscono la media complessiva (non inferiore a sette decimi) dei voti ottenuti negli scrutini finali degli ultimi tre anni di scuola superiore, la valutazione finale della maturità (non inferiore a 80 su cento) e l’eventuale lode. Avranno un peso anche le votazioni finali, non inferiori agli otto decimi, conseguite nell’ultimo triennio nelle materie che hanno diretta attinenza col corso di laurea scelto.

(da La Repubblica)

Qui la notizia per intero.

Che dire?

Una cosa ottima. Una gratificazione per quegli studenti che, come me, hanno studiato e studiano con serietà sperando di avere un futuro universitario [prima] e lavorativo [dopo] quasi assicurato.

Sinceramente non ne posso più di sapere di ragazzi, magari diplomati con poco più di 60, che vengono ammessi con straordinaria facilità a facoltà a numero chiuso, in cui il numero di posti disponibili è inversamente proporzionale a quello delle richieste d’ammissione.

Certo, è possibile che gli scarsi risultati ottenuti alle superiori siano dovuti alla mancanza di stimoli, alla noia, ai docenti, alla scelta di uno sbagliato indirizzo… E’ possibile, si.

Ma è anche possibile, e probabile, che in ambiente universitario ad avere la meglio siano le conoscenze di carattere sociale, economico e politico, anche alla luce del fatto che negli atenei italiani l’elezione stessa del rettore è diventata una questione di partito piuttosto che di cultura.

Io voglio scrivere per vivere. Io voglio vivere per scrivere. Sarebbe bello se, una volta immessa nel ciclo di studi universitario, sarò affiancata da ragazzi capaci, innamorati di quello che potrebbe diventare il loro mestiere, creativi e fantasiosi. So che il giornalismo è qualcosa di pragmatico che, fortunatamente, non ha nulla a che vedere con la creatività e la fantasia. Però, nel mio ideale romantico di giornalista, vedo una persona eclettica, capace sia di raccontare con obiettività i fatti, sia di scrivere nel senso lato del termine.

Speriamo che questo decreto cambi qualcosa.